Novartis, accordo con Regione Lazio per la prevenzione delle malattie cardiovascolari

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Regione Lazio e Novartis insieme per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. A firmare un protocollo d’intesa, che rappresenta il primo accordo di medicina preventiva per le malattie cardiovascolari nel Lazio, Alessio D’Amato, assessore regionale alla Sanità, Massimo Annicchiarico, direttore generale della programmazione sanitaria regionale, e Valentino Confalone, nella foto, country president e ad Novartis Italia, nel corso di un incontro che si è svolto presso la sede della regione Lazio.
Novartis, le Asl Roma 1, Roma 2 e Roma3, il dipartimento di Epidemiologia, individuate e supportate dalla Regione Lazio per il tramite della direzione regionale salute ed integrazione sociosanitaria, daranno vita a un gruppo di lavoro a cui saranno demandate iniziative di analisi, studio, approfondimento ed eventuale applicazione di soluzioni condivise. In particolare, si legge nel testo dell’accordo, tra i compiti del gruppo di lavoro ci sarà quello di “individuare percorsi di presa in carico e monitoraggio per i pazienti a rischio di eventi cardiovascolari, gestiti sul territorio regionale, condividere modelli di analisi di medicina di iniziativa e medicina di popolazione, disponibili a livello nazionale e internazionale, progettare percorsi formativi e informativi degli operatori sanitari e socio-sanitari, progettare campagne di sensibilizzazione e di diffusione della prevenzione secondaria e della medicina di iniziativa, favorire occasioni di dibattito per una efficace riorganizzazione della medicina territoriale attraverso il coinvolgimento dei medici di medicina generale, le farmacie territoriali, le società scientifiche, le associazioni di categoria”.  “Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di mortalità nella nostra regione, oltre 26mila decessi – ha detto l’assessore Alessio D’Amato – e lavorare in una stratificazione della popolazione in una correlazione con i fattori di rischio e anche in una innovazione tecnologica è molto importante. Ecco perché anche questa partnership pubblico-privato con una azienda importante come la Novartis per noi è un elemento assolutamente strategico”. Soddisfazione anche da parte di Valentino Confalone, ad di Novartis Italia, che ha dichiarato: “L’accordo siglato oggi con la Regione Lazio ci rende molto orgogliosi perché pone le basi per un nuovo approccio alla medicina cosiddetta di ‘popolazione’, che intende anticipare i principali bisogni di salute grazie a una forte collaborazione tra pubblico e privato. Un modello sostenuto dal PNRR e dalla nuova riforma della sanità in chiave territoriale, soprattutto, ma non solo, nel caso di patologie come quelle cardiovascolari che incidono su larga scala nella società, e che avrà impatti e benefici di lungo termine per i pazienti e i sistemi sanitari”.
Secondo i dati del Rapporto “State of Health in the Eu – 2021”, pubblicato dall’Ocse, le morti in Italia dovute a eventi acuti ischemici e ictus rappresentano il 18,7% dei decessi totali (seguite dai decessi per coronavirus, 10% e per cancro al polmone, 5,3%). Lo stesso rapporto sottolinea come in media in Italia circa 300 ospedalizzazioni ogni 100mila abitanti siano da considerarsi “evitabili”. Oltre l’80% di tali ricoveri sono dovuti a patologie o eventi acuti cardiovascolari e a patologie correlate (come il diabete).    In Italia, le malattie strutturali del cuore sono tra le patologie croniche con maggior impatto, in termini di mortalità, disabilità e tra le più diffuse nella popolazione anziana, colpendo ogni anno oltre un milione di persone, ovvero il 12,5% degli over 65 (pari a 1 su 10). Un numero destinato a salire a 2,5 milioni entro il 2040, considerando l’attuale tendenza demografica legata all’invecchiamento della popolazione che vede la fascia anziana italiana raggiungere la soglia del 27% nel 2030, fino a sfiorare il 33% nel 2040.    Nel Lazio, le patologie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la principale causa di ricovero in regione, pari al 17,7% di tutti i ricoveri ospedalieri. Esse si configurano dunque come la principale causa di morte (21.554 decessi, pari al 36,3% del totale).