Il diabete colpisce 463 milioni di adulti

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Il diabete oggi colpisce nel mondo ben 463 milioni di adulti, tra i 20 e i 79 anni di età, entro il 2045 questo numero toccherà quota 700 milioni. Una persona su 5, oltre i 65 anni di età, ha il diabete e più di 1,1 milioni di bambini e adolescenti ha il diabete tipo 1. Questa patologia provoca 4,2 milioni di decessi, ogni anno nel mondo. Questi i numeri impressionanti secondo l’IDF-International Diabetes Federation. Oggi è possibile fare affidamento su farmaci e cure all’avanguardia, eppure il numero di persone con diabete continua a crescere a un ritmo allarmante. L’insulina, l’ormone salvavita che quest’anno celebra il centenario dalla sua scoperta, e il cui sviluppo ha modificato il corso del diabete tipo 1, oggi consente di convivere con questa patologia in piena normalità. Ecco da dove nasce l’idea del progetto ‘Insulina, 100 anni. Storie di scienza, di uomini e di donne’, realizzato da Novo Nordisk Italia e presentato oggi durante la conferenza stampa virtuale. Da questo progetto di Novo Nordisk è nato un video racconto visibile su www.insulina100anni.it. “L’insulina è nulla senza il diabetologo. Non è mai il solo farmaco a curare, ma lo è soprattutto l’impegno dei medici che si occupano dei propri assistiti”, spiega Drago Vuina, General Manager e Vice President Novo Nordisk Italia, illustrando il punto di vista sotto il quale l’azienda danese, nata nel 1923 sull’onda della scoperta del farmaco, ha inteso celebrare questo avvenimento, che segna, infatti, non solo la messa a punto dell’insulina, ma l’origine di una disciplina della medicina e di una figura di medico specializzato. “Stiamo celebrando un momento storico in cui la scienza ha fatto enormi passi in avanti. Grazie all’intuizione di due uomini è stata realizzata una scoperta straordinaria. Ma non voglio dilungarmi sulla scoperta in sé. La scoperta dell’insulina non è importante solo per la cura del paziente, ci fa riflettere anche sulla metodologia della ricerca scientifica. Il mio pensiero va perciò all’approccio della ricerca moderna. Oggi possiamo avvalerci di una tecnologia e di una conoscenza maggiore ma abbiamo perso la spontaneità e limiti e legacci che non ci consentono di lavorare in velocità alle direttrici della ricerca. Dobbiamo ritornare ad essere pionieri di qualche idea rivoluzionaria”, lo ha detto Annamaria Colao, Presidente Società Italiana di Endocrinologia – SIE. “Elliot Joslin, il fondatore della Joslin Clinic e primo medico a diventare esperto nell’uso dell’insulina, scriveva ‘l’insulina è un farmaco per i saggi e non per gli stolti, siano essi medici o pazienti’ e continuava ‘ci vuole cervello per vivere a lungo con il diabete, ma per usare correttamente l’insulina ci vuole ancora più cervello’. Le sue considerazioni restano valide cento anni dopo. Consegneremo medaglia carriera a Italo Nosari diabetologo deceduto nei mesi di lotta più duri contro la pandemia e alla cui memoria dedicheremo il nostro prossimo convegno”, ha proseguito Agostino Consoli, Presidente Società Italiana di Diabetologia – SID. “Tutti i professionisti della salute che operano in diabetologia dovrebbero essere grati per essere stati spettatori, ma anche attori, dell’incredibile storia della terapia insulinica, un vero miracolo della scienza medica. Così come lo siamo noi diabetologi, ogni paziente dovrebbe essere consapevole di come tutto è iniziato, di come si è evoluto e di cosa ci aspetta in futuro. La storia della insulina, dopo 100 anni, non è conclusa, siamo pronti per ‘scrivere’ nuovi, inimmaginabili, capitoli”, dichiara Paolo Di Bartolo, Presidente Associazione Medici Diabetologi – AMD.  Ma cosa riserva il futuro nel campo delle terapie? “Sarà possibile assumere l’insulina una volta a settimana per iniezione o per patch- prosegue Di Bartolo- E ancora sono in corso sperimentazioni per somministrare il farmaco per via inalante o per via orale. La ricerca non si impegna solo per diabete tipo 1 ma anche per diabete tipo 2. Le nuove strade sono finalizzate a migliorare la qualità della vita per i pazienti affetti da diabete tipo 2”. “Celebriamo i 100 anni dalla scoperta dell’insulina. Una data molto importante. Fortunatamente disponiamo oggi di insuline sempre più maneggevoli, che mimano sempre più la risposta fisiologica. Sono stati fatti passi enormi in questo campo, ma ricordiamo che solo grazie al lavoro di team che coinvolge sempre diabetologo, infermiere e dietista si ottengono i risultati migliori. La persona con diabete va educata, sostenuta e motivata continuamente, grazie al lavoro di squadra. E’ importante la corretta alimentazione. Il farmaco, il medico e l’infermiere sono fondamentali per sostenere nel percorso terapeutico il paziente diabetico”, a dirlo è Franco Grimaldi, Presidente Associazione Medici Endocrinologi – AME.  “In 100 anni i risultati del trattamento del diabete nel bambino e nell’adolescente sono in costante e rapido miglioramento grazie all’integrazione di un mix di due componenti irrinunciabili: il primo il farmaco è cioè l’insulina, disponibile in formulazioni sempre più efficaci che rendono il diabete sempre più facilmente gestibile in modo personalizzato, e l’altro elemento fondamentale è ovviamente il pediatra diabetologo, che istruisce il paziente e la sua famiglia all’autogestione e lo accompagna in tutte le delicate fasi della crescita fisica e psicologica. Insieme il diabete non fa più paura”, ha spiegato Claudio Maffeis, Presidente della Società italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica SIEDP. “100 anni di bimbe, bimbi, donne e uomini salvati da morte certa. Il futuro è nella tecnologia della produzione e della somministrazione di insulina che affiancherà l’opera dei nostri bravi diabetologi”, ha concluso il ciclo degli interventi Enzo Provenzano, Presidente Società Italiana Metabolismo Diabete Obesità – SIMDO.