Toscana, cresce l’export dell’olio extravergine

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Crescono solo le esportazioni di prodotti agricoli del 3,89% e agroalimentari Made in Italy del 3,4% nel 2020 spinti dal successo della dieta mediterranea sulle tavole mondiali nonostante i pesanti limiti della pandemia Covid e vola l’export dell’olio extravergine toscano con una crescita del 13,2%. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti Toscana sulla base dei dati Istat relativi alle esportazioni delle Regioni che vedono l’alimentare resistere alla crisi, nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e il lockdown in tutti i continenti della ristorazione che ha pesantemente colpito la cucina italiana ma anche favorito il ritorno in tutti continenti alla preparazione casalinga dei pasti con il boom delle ricette Made in Italy. E’ l’olio extravergine di oliva il prodotto agroalimentare toscano più resiliente alla crisi causata dall’emergenza Covid – insiste Coldiretti Toscana – con l’export che registra un aumento del 13,2% nel 2020, nonostante l’emergenza pandemica. “L’annata olearia toscana targata 2020/2021 è da ricordare per le quantità in aumento del 30% rispetto al 2019 con 14mila tonnellate di olio prodotto e qualità eccellente, con la punta di diamante della IGP Olio Toscano per cui si stima una produzione di quasi 3mila tonnellate. Con il balzo importante delle esportazioni il settore oleario che è riuscito meglio di altri segmenti dell’agroalimentare a resistere alla grave crisi causata dall’emergenza Coronavirus che ha sconvolto produzione e mercati”, afferma Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana. “Ora bisogna recuperare il terreno perso nell’export del settore vitivinicolo, con le vendite di vino toscano all’estero che hanno subito nel 2020 una riduzione del 3,2% con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza Coronavirus”, conclude il presidente Filippi. L’ emergenza sanitaria Covid ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere. Ad essere avvantaggiate sono state nell’ordine le esportazioni nazionali di conserve di pomodoro (+17%), pasta (+16%), olio di oliva (+5%) e frutta e verdura (+5%) che hanno raggiunto in valore il massimo di sempre. In calo del 3% sono invece – precisa la Coldiretti – le spedizioni di vino italiano nel mondo duramente colpite dalla chiusura dei ristoranti che rappresentano il principale mercato di sbocco per le bottiglie di alta qualità secondo l’analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi ai primi dieci mesi dell’anno. Un risultato importante che giunge – ricorda la Coldiretti – a 10 anni dall’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco avvenuta il 17 novembre 2010. Il suo apprezzamento mondiale si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. Le esportazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy nel 2020 sono state dirette per oltre la metà (55%) all’interno dell’Unione Europea con la Germania che si classifica come il principale cliente con 7,73 miliardi in crescita del 6% mentre al secondo posto c’è la Francia con 5.08 miliardi che rimane stabile e a seguire con 3,6 miliardi la Gran Bretagna (+2,8%) uscita con la Brexit. L’Italia puo’ ripartire dai punti di forza con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia, ma per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. Una mancanza che ogni anno – aggiunge Coldiretti – rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export al quale si aggiunge il maggior costo della “bolletta logistica” legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci. Il Recovery Plan – conclude Coldiretti – rappresenta dunque una occasione unica da non perdere per superare i ritardi accumulati e aumentare la competitività delle imprese sui mercati interno ed estero.