Dai vip ai big del lusso: alla conquista del metaverso

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C’è chi, come JP Morgan, stima un giro d’affari di almeno mille miliardi di dollari all’anno. E altri come Bloomberg che si ferma a 800 miliardi entro il 2024. Ma una cosa è certa, il metaverso consacrato a ottobre scorso da Mark Zuckerberg con il rebranding di Facebook in «Meta», non sembra futuro ma è già diventato realtà. Lo sanno bene gli esperti di Blackrock, una delle maggiori società di asset management al mondo che, attraverso le parole del co-chief investment officer, Nigel Bolton, ha invitato i propri investitori a puntare sul metaverso come nuovo El Dorado a codici binari. «Si tratta di uno spazio molto simile all’internet dei primi anni Novanta o allo smartphone dei primi anni 2000», ha sentenziato Bolton. «Sappiamo che avrà un grande impatto e cambierà la quotidianità delle persone generando implicazioni significative per gli investitori che dovrebbero sfruttare le opportunità di investimento che si presentano qui e ora».

Ma come funziona questo fantomatico metaverso? E quali sono i rischi e le opportunità connesse con quello che gli esperti chiamano il web 3.0? Si tratta, in buona sostanza, di un’evoluzione dell’antenato Second life, quel mondo virtuale lanciato nel 2003 che permetteva di accedere a una realtà parallela attraverso un avatar tridimensionale per vivere una seconda vita fatta di concerti, raduni, corsi, ma anche di incontri, chat, passeggiate, visite e acquisti digitali attraverso lo scambio di moneta virtuale.

La stessa idea alla base del metaverso, che si pone tuttavia come l’evoluzione di Second life, permettendo agli utenti di accedere a mondi paralleli gestiti da piattaforme digitali come Decentraland, il mondo virtuale creato da Ethereum (lo stesso dell’omonima criptovaluta), ma anche The Sandbox, l’universo tridimensionale scelto da Facebook. Oppure Stageverse, una piattaforma di realtà aumentata nata con l’intento di ospitare concerti reali accedendo tramite avatar così come sperimentato con la band dei Muse che si sono esibiti su un palco costruito da bit davanti a un pubblico di milioni di paganti.

Un giro d’affari clamoroso se si pensa che, soltanto l’anno scorso, il business dei concerti nel metaverso ha fruttato qualcosa come 200 milioni di dollari (circa 177 milioni di euro) a livello mondiale con spese organizzative di gran lunga inferiori rispetto a quelle per l’allestimento di uno stadio o di un teatro.

Ma qual è il fattore destinato a decretare il successo del metaverso rispetto a internet che tutti conosciamo? Secondo Blackrock, la risposta è legata alla diffusione degli occhiali per la realtà virtuale: oggetti leggeri e abbastanza intelligenti da essere indossati ogni giorno.

«I marchi di moda stanno già vendendo vestiti e calzature virtuali in mondi virtuali, in modo che i consumatori possano vestire i loro personaggi online (ovvero gli avatar)», ha spiegato Bolton. «Tanto che una borsa digitale di lusso è stata venduta recentemente per 4 mila dollari (oltre 3.500 euro, ndr). Le società di incontri online stanno lanciando mondi di realtà virtuale per single e, naturalmente, i grandi marchi stanno facendo pubblicità nei mondi virtuali e nei siti di gaming».

Tutto questo, grazie all’uso di token non fungibili (Nft), un pezzo unico e insostituibile di dati memorizzato in un «libro mastro» digitale su blockchain che può rappresentare una varietà di beni digitali. «La convergenza tra il web 3.0 e gli Nft darà alle aziende e agli utenti una miriade di opportunità per portare i beni del mondo reale nell’universo digitale 3D», ha spiegato Matteo Flora dalle pagine della Guida pratica al metaverso, curata da Giuseppe Vaciago per 42 Law Firm.

Ed ecco allora che le aziende non si sono mostrate insensibili a questo nuovo trend andando a colonizzare il metaverso come i pionieri del Far west. Da H&M a Gucci, da Adidas a Dyson sono innumerevoli i nomi sbarcati con un negozio virtuale nel nuovo mondo binario. Un boom di richieste che ha fatto impennare le quotazioni degli immobili costruiti a suon di bit. Basti pensare che nell’ultimo anno il valore medio di un pezzo di terra virtuale all’interno di Decentraland è balzato del 100% in appena sei mesi passando dai 6 mila dollari (5.300 euro) di giugno 2021 ai 12 mila dollari (oltre 10 mila euro) del mese di dicembre. Sarà forse per questo che in tanti si sono precipitati ad acquistare queste terre rare, nella speranza di andarci a costruire immobili virtuali destinati a tramutarsi in affari reali.

Lo sa bene Marco Verratti, giocatore del Paris Saint-Germain, primo calciatore al mondo ad accaparrarsi uno spazio virtuale nel metaverso acquistando una delle 25 isole digitali messe in vendita su The Sandbox da parte del marketplace specializzato in Nft di lusso, Exclusible.

Prima di lui, erano stati molti i volti noti sbarcati nel metaverso con un investimento cospicuo. A partire da Paris Hilton che ha scelto il mondo virtuale di Roblox per replicare la propria villa californiana su un’isola digitale chiamata Paris World. Senza parlare del rapper Snoop Dog che ha investito in Nft su The Sandbox per realizzarvi il suo spazio virtuale Snoopverse a cui può accedere un gruppo ristretto di fan sborsando qualcosa come 2 mila dollari (circa 1.750 euro). E una volta dentro, c’è anche chi ha voluto togliersi lo sfizio di acquistare un pezzo di terra confinante con quello (virtuale) del suo idolo musicale mettendo mano al portafoglio con un esborso di 450 mila dollari (400 mila euro).

La realtà virtuale pone, tuttavia, dei seri interrogativi sulla gestione reale di informazioni, dati sensibili, o semplicemente sulla tutela digitale di opere dell’ingegno o di marchi registrati. «Il metaverso rappresenta per gli autori e i creatori di contenuti originali tanto una nuova frontiera per amplificare la loro notorietà e aumentare i profitti, grazie allo sfruttamento economico delle loro creazioni, quanto un rischio circa il proliferare incontrollato di utilizzi non autorizzati delle stesse», hanno avvertito Lucia Maggi e Andrea Cavalloni dalle pagine della Guida al metaverso. «In assenza di una normativa specifica per l’universo virtuale, esistono al momento solamente dei suggerimenti per tutelare le opere all’interno del metaverso, sulla base delle pregresse esperienze e della disciplina vigente relativa al diritto d’autore: negoziare o rivedere gli accordi per la distribuzione dei contenuti nel metaverso; contrassegnare correttamente le opere protette in modo da esplicitare che trattasi di contenuto protetto e non liberamente utilizzabile senza autorizzazione; registrare le proprie opere, se possibile, all’interno di pubblici registri; implementare misure tecnologiche di protezione per evitare la distribuzione non autorizzata delle opere; e segnalare la violazione alla piattaforma».

Tutto questo, in attesa dell’arrivo di una regolamentazione da parte delle autorità nazionali e sovranazionali, come anticipato recentemente dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen. Sarà forse per questo che Facebook ha annunciato l’assunzione di 10 mila nuove persone in Europa entro i prossimi cinque anni che contribuiranno a costruire la piattaforma informatica del futuro.

Tancredi Cerne, ItaliaOggi Setta