Taveres Stellantis: rischi sociali causati dalle scelte politiche

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Carlos Tavares, amministratore delegato del gruppo Stellantis (fusione fra  Fca e Peugeot) e la dichiarazione del bilancio aziendale da un anno dall’avvio della fase operativa

Il gruppo aziendale si dichiara soddisfatto della concretezza dei risultati ottenuti, posti antecedentemente alla fase operativa. L’azienda durante il corso del 2021 è stata travolta dalla crisi dei semiconduttori, dall’inflazione delle materie prime e soprattutto da quella dovuta al Covid.
Tale scenario ha portato l’azienda verso nuovi obiettivi, alla transizione elettrica, ma anche verso il nuovo piano strategico che verrà a luce il primo marzo 2022. 

L’azienda ha puntato sul valore delle auto, piuttosto che sui volumi della product offering stessa e a parlarne sono le parole di Taveres  «La strategia del valore riflette prima di tutto una forma di rispetto per il lavoro dei nostri dipendenti. Nel 2013-2014, analizzando cosa dovevamo fare per trasformare Psa, capimmo che non era normale vendere i nostri prodotti a un prezzo più basso della concorrenza (…) Le auto di qualità meritano di essere vendute al prezzo di mercato». 

Ad essere in rischio sono le persone proprietarie di un reddito medio basso. L’azienda risulta esserne consapevole della situazione provocata, ma tende comunque a puntare su una diversa nicchia di mercato, in grado di spendere 30milaeuro per una nuova auto, caratterizzata dalle nuove tecnologie, causa del rialzo prezzi.

A preoccupare l’azienda sono le scelte politiche «l’elettrificazione è una tecnologia scelta dai politici, non dall’industria» aggiunge l’amministratore delegato «’erano modi più economici e veloci di ridurre le emissioni. Il metodo prescelto non permette ai costruttori auto di essere creativi per trovare idee diverse» ribadendo che si tratti di una scelta totalmente politica. Taveres mette in luce il fatto che i risultati reali dell’elettrificazione in termini di riduzione delle emissioni di gas serra potranno essere visibili solo tra dieci o quindici anni.

Secondo Taveres la grande questione è l’approccio globale alla qualità ambientale dell’elettricità consumata e noto che di fatto ciò rimette l’energia nucleare nell’agenda ad opera degli ambientalisti. Si dovrebbe prendere in considerazione anche l’impronta di CO2 delle batterie. Con il mix energetico dell’Europa, un veicolo elettrico deve percorrere 70mila chilometri prima di compensare l’impronta di CO2 creata dalla fabbricazione della batteria. Solo a quel punto inizia ad allargare il divario con un veicolo ibrido leggero. «Sappiamo anche che un veicolo ibrido leggero costa la metà di un veicolo elettrico. Alla fine, è meglio accettare auto ibride termiche molto efficienti in modo che rimangano accessibili e forniscano un beneficio immediato in termini di CO2, o è necessario avere veicoli al 100% elettrici che le classi medie non potranno permettersi, chiedendo intanto ai governi di continuare ad aumentare i loro deficit di bilancio per fornire incentivi? ».