
I prezzi del caffè sono ai massimi da 10 anni. A pesare sui rincari dei chicchi ci sono i vincoli di approvvigionamento globale che hanno avuto un impatto sostanziale sul mercato del caffè visto che i produttori e i torrefattori sono spesso collocati in paesi diversi. L’incertezza del mercato deriva anche da paesi esportatori come l’Etiopia, prossima a una guerra civile, e il Vietnam, dove stanno aumentando i casi di Covid-19.
Ole Hansen (nella foto) di Saxo Bank, ha detto alla CNBC che negli ultimi 12 mesi, “una tempesta perfetta di eventi [ha cospirato] per dare una spinta al nostro amato chicco di caffè”.
“Dobbiamo concentrarci su ciò che sta accadendo in Brasile quest’anno, dove abbiamo avuto un cambio nelle temperature, con un periodo molto rapido di gelo che ha colpito alcune delle aree di coltivazione, e abbiamo avuto un periodo di siccità lasciando il raccolto del 2022 in uno stato un po’ precario”.
Hansen ha poi aggiunto che questi eventi meteorologici avversi avranno delle conseguenze sulla resa nel corso di quest’anno, così come nel 2022 e probabilmente anche nel 2023.
“Abbiamo visto un rally del caffè a circa 3 dollari per libbra nel 2011, quando abbiamo avuto un altro allarme meteo in Brasile. Si tratta di numeri che spingono il mercato a speculare sul fatto se possiamo raggiungere ancora una volta quei livelli, e penso che considerando la situazione del Brasile, e se le proiezioni nei prossimi mesi continueranno a confermare un rallentamento o una riduzione della produzione, allora il rischio che la nostra miscela diventi più costosa è molto reale”.
Secondo Maximillian Copestake, direttore esecutivo delle vendite di caffè in Europa presso Marex, i prezzi del caffè sono aumentati a causa delle dislocazioni dei carichi.
“Negli ultimi cinque-otto anni, abbiamo avuto un’offerta concentrata in uno o due grandi paesi produttori di caffè, una il Brasile e l’altro il Vietnam”. “Se ci sono problemi in uno o entrambi di questi paesi, cosa che abbiamo avuto, il mercato improvvisamente impazzisce e cerca di incoraggiare altri paesi a produrre caffè. Questo è il principio di base, e poi la ciliegina sulla torta sono state le interruzioni nel trasporto”..
A detta di Assoutenti l’aumento dei prezzi del caffè porta rincari ovunque quindi anche la colazione al bar potrebbe trasformarsi in un lusso per pochi.
“Ogni giorno 5,5 milioni di italiani fanno colazione nei bar dislocati sul territorio, un appuntamento irrinunciabile che sia un caffè veloce al banco o una brioche consumata seduti al tavolo – dice il presidente Furio Truzzi – Una abitudine che, tuttavia, potrebbe subire a breve pesanti modifiche a causa dei rincari dei listini all’orizzonte. Il costo delle materie prime degli alimentari che compongono i prodotti consumati durante la colazione ha infatti raggiunto i livelli più alti degli ultimi 10 anni: da inizio anno le quotazioni del caffè sono aumentate dell’80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%, le uova +26% e il cacao +20%.
A tale rincari occorre aggiungere l’aumento delle bollette di luce e gas scattato lo scorso ottobre, che determina aggravi di spesa per l’energia a carico degli esercenti”.
“Una situazione che porterà inevitabilmente a rincari per le tasche dei consumatori, con i maggiori costi di materie prime ed energia che verranno scaricati sui listini al dettaglio – sottolinea Truzzi – La classica colazione con cappuccino e cornetto consumata al bar potrebbe passare da una media di 2,4 euro attuali al record di 3,4 euro come conseguenza dei rincari di latte, caffè, zucchero, farine, burro, ecc., con un aumento del +41,6%.
Per la classica tazzina di caffè espresso, invece, i listini potrebbero passare dagli attuali 1,09 euro a 1,50 euro, con un aumento del +37,6%. Un “caro-colazione” che modificherebbe fortemente le abitudini dei consumatori, portando un numero crescente di cittadini a rinunciare all’appuntamento quotidiano col bar” – conclude il presidente di Assoutenti.