Pietrapertosa

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Oggi mi sono spinto nel profondo sud e trovo, in Basilicata, a Pietrapertosa, un suggestivo borgo in provincia di Potenza. Aria fresca, più di mille metri di altitudine e meno di mille abitanti. Inizialmente il borgo si chiamava, “Pietraperciata” (pietra forata), per la presenza di una grande rupe sfondata. Non è chiara la data della fondazione di Pietrapertosa, alcuni studiosi pensano sia avvenuta nell’ottavo secolo avanti Cristo, per volontà dei Pelasgi, una popolazione pre ellenica. I Pelasgi costruirono le loro case nella parte bassa del paese, per potersi così proteggere dai possibili attacchi dei nemici. Dopo i pelasgi, arrivarono i greci e poi i romani. Durante le invasioni barbariche, il borgo fu poi occupato da goti e dai longobardi. Successivamente ci fu un’altra dominazione a opera degli aragonesi.      
        

 Pietrapertosa è nota per le case disposte a file dall’alto verso il basso, che dividono parte del paesaggio. Vi invito a fare una visita al castello Normanno Svevo. L’edificio fu costruito nel nono secolo sul punto più alto nella parte antica di Pietrapertosa (ossia nel mitico quartiere dell’Arabata). Del castello restano conservate, tra le altre cose, una cinta muraria, un terrazzo, la torre, le celle dei prigionieri e i resti di un tronetto medievale in legno. Andate poi a vedere la chiesa di San Giacomo Maggiore, realizzata nel 400. Qui potrete trovate tracce seducenti dell’arte locale: tra l’altro due splendidi affreschi di Giovanni Luce, che raffigurano la serie cristologica e il giudizio universale. Pietrapertosa è nota anche per il l volo d’angelo: un tratto aereo che in meno di 100 secondi vi porterà a Castelmezzano, un altro bel borgo della stessa zona. Non lo consiglio a tutti, ma soltanto ai più temerari, perché rimarrete sospesi a più di 800 metri d’altezza, legati ad una imbracatura agganciata ad un filo di acciaio.
Tra gli eventi, segnalo, il celebre taglio del mascio, un rito della tradizione lucana, che si tiene a giugno, in occasione della festa di sant’Antonio con il taglio dell’omonimo albero e il trasporto in paese, con alcune coppie di vacche.
Nella consueta sosta gastronomica, vi invito ad assaggiare la rafanata, una buonissima frittata con pecorino e la radice del rafano. Per raggiungere il borgo, prendete il treno per Potenza e proseguite con un’auto a noleggio o con i mezzi pubblici.