Sindacati su pensioni: soluzioni o ci saranno mobilitazioni

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È scontro aperto tra governo e Cgil, Uil e Cisl

Dopo la conferma di nessun passo in dietro da parte del governo, i sindacati confermano di essere pronti alla mobilitazione generale. Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, è intervenuto nel programma Agorà affermando che “Abbiamo chiesto di discutere e se c’è volontà politica bastano poche ore per giungere a soluzioni condivise. Se il governo recupera il senso delle nostre proposte e priorità bene, altrimenti al sindacato non resta che sostenere le ragioni delle proprie rivendicazioni attraverso le mobilitazioni”, aggiungendo inoltre che “Il governo, ieri sera, non ha parlato né di Quota 102 né di Quota 104. Ci ha anticipato la proroga dell’Ape sociale, allargata ad altre categorie di lavori usuranti e gravosi, e ci ha anticipato che prorogherà ancora di un anno opzione donna ma si è riservato di decidere”.

Il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha voluto anche lui sottolineare che “la trattativa con il governo sulle pensioni è andata male perché non ci sono vedute identiche, per il futuro noi chiediamo di pensare di più ai giovani e alle donne. Mario Draghi pensa ai giovani, ma non costruisce per questi posti stabili e non garantisce pensioni dignitose allora non pensa ai giovani, pensa a tutelare le multinazionali a cui diamo già tanti soldi”.

Per quanto riguarda il discorso circa lo sciopero generale che sono pronti a indire, Bombardieri avverte: “lo sciopero lo facciamo se lo proclamiamo, dobbiamo capire cosa si decide in Consiglio dei ministri. Abbiamo detto al ministro della Pa, Renato Brunetta, che siamo pronti a riprendere il confronto fino all’ultimo minuto possibile, poi se il Cdm ci dirà che verranno adottate le cose che ci sono state dette ieri valuteremo che tipo di pressione adottare”.

A tutto questo, dure le repliche del presidente Draghi, il quale non è intenzionato a cedere e, senza troppi giri di parole, alle controparti risponde: “Possiamo discutere di quota 101, 102 o anche 102,5, ma il percorso progressivo verso il sistema contributivo non cambia. Indietro non torniamo, perché il sistema previdenziale retributivo ha creato delle vulnerabilità che tutti anche all’estero ci rimproverano”.

Le intenzioni sembrano dunque essere chiare, la manovra non verrà modificata se non per alcune piccole cose. Il presidente sottolinea inoltre lo stupore della reazione dei sindacati, con 3 miliardi sugli ammortizzatori sociali e 8 per la riduzione delle tasse, si sarebbe aspettato una risposta differente. Resta ora solo da trovare un accordo con la Lega per concludere gradualmente la fine della quota 100.