La Toscana è riuscita a sostenete l’impatto del covid sul tessuto economico

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 La Toscana costituisce il terzo polo nazionale farmaceutico, dopo Lombardia e Lazio, e conferma l’attrattività del settore moda, grazie all’elevata capacità di esportazione. Sono i primi risultati emersi dall’analisi elaborata da EY e Luiss Business School e presentata in occasione dell’apertura dei lavori della prima tappa del roadshow, in alcuni dei principali distretti italiani, ‘Imprenditori d’Italia’. La regione Toscana, in dettaglio, è riuscita a sostenere l’impatto del Covid-19 sul tessuto economico, registrando, nel 2020, una diminuzione del 6,2% delle esportazioni rispetto al 2019, dunque con una performance meno negativa rispetto al Piemonte (-12,7%), alla Lombardia (-10,6%), all’Emilia-Romagna e al Veneto (-8,2% per entrambe). Dai dati di questo report, fra le filiere protagoniste del territorio toscano, il settore farmaceutico e life science. e quello della moda, quest’ultimo particolarmente impegnato in ambito digitale, di formazione e di sostenibilità ambientale. “Il ruolo della farmaceutica durante il Covid, qualche volta, è stato un po’ frainteso, nel senso che, nella vulgata, si pensa che le farmaceutiche, da questo periodo, abbiano tratto un beneficio – ha dichiarato Lucia Aleotti, azionista e membro del board Menarini a margine dell’evento – non è così, con l’eccezione delle aziende che hanno i vaccini. Tutto il comparto farmaceutico ha comunque sofferto, anche se in misura ovviamente piu’ bassa rispetto, ad esempio, al turismo. La cosa che vorrei dire e sottolineare, e’ l’importanza della prossimità delle industrie farmaceutiche al territorio. Sappiamo che nei mesi piu’ difficili tanti paesi hanno chiuso le frontiere, quindi in Italia non sono arrivati tanti beni estremamente necessari per la popolazione. Il fatto di avere le strutture farmaceutiche – ha concluso Aleotti – gli stabilimenti farmaceutici, in Italia ed in Toscana, è stato fondamentale per non far mancare mai i farmaci alla popolazione italiana”. Il cluster farmaceutico e life science conta un totale di oltre 400 imprese attive, secondo i dati dell’analisi, con un valore complessivo della produzione pari a circa 6 miliardi di euro. Nel 2020 le esportazioni di prodotti farmaceutici hanno subito un aumento del 33,2%, contro il -14% della regione Lazio, +7,6% della Lombardia e -20% della Puglia. L’indice di capacità esportativa della regione Toscana (10%) risulta più basso rispetto a quello del Lazio (38%) e lievemente superiore rispetto alla Puglia (9%) e alla Lombardia (7%), valore giustificato dal fatto che il polo farmaceutico della regione è relativamente più recente rispetto ai player maggiormente consolidati e tradizionalmente più attivi (come il Lazio). L’indice di specializzazione produttiva della Toscana è pari allo 0,04%, a fronte dello 0,08% della Lombardia, dello 0,05% del Lazio, dello 0,02% della Puglia. Il valore degli indici sia per la regione Toscana sia per le regioni benchmark è dovuto principalmente al fatto che il settore farmaceutico per sua natura non sia compatibile con dimensioni aziendali di tipo micro e piccolo, dimensione che invece caratterizza il tessuto aziendale prevalente nel territorio italiano. L’indice della presenza di grandi player del settore farmaceutico della regione Toscana è pari al 16% contro il 10% della regione Lazio e il 9,6% della regione Lombardia, percentuale che indica una maggiore attrattività della regione Toscana per grandi investitori. Il tasso di occupazione nel comparto farmaceutico della regione Toscana è pari allo 0,6%, in linea con la regione Lombardia e indica come il peso del comparto in termini di occupazione sia limitato ma in linea con le best practice regionali. La formazione in loco di talenti è una prerogativa importante dello sviluppo del settore che si rileva avere ancora ampi margini di sviluppo. La Toscana rispetto alle regioni benchmark presenta il maggior numero di università con corsi di laurea in Farmacia (rispetto al totale delle università presenti nel territorio regionale).  Tra i principali punti di forza del settore vi è la presenza di reti di imprese, dove Toscana Pharma Valley rappresenta la prima rete di imprese del settore farmaceutico toscano e ricopre un ruolo strategico grazie all’iniziativa pubblica e all’operato di un gruppo di aziende fortemente radicate nel territorio e tutte proiettate sui mercati globali. L’orientamento alla ricerca e sviluppo delle imprese farmaceutiche si caratterizza per un’alta spesa in Ricerca e Sviluppo che porta la regione a classificarsi al quarto posto a livello nazionale per gli investimenti in tale ambito (per la Toscana pari a 270 milioni di euro). Il roadshow accompagnerà, per tappe, alla cerimonia di premiazione della XXIV edizione del Premio EY L’Imprenditore dell’anno, il riconoscimento con cui dal 1997 EY, leader mondiale dei servizi professionali per le aziende, premia l’impegno e la capacità imprenditoriale di chi si distingue, contribuendo alla crescita del tessuto economico e sociale italiano. “Il nostro Premio vuole valorizzare, oggi più che mai, quelle realtà che nonostante la difficile sfida del periodo pandemico, sono rimaste sul mercato, adottando importanti misure resilienti per rinnovarsi, adattandosi alle necessità del mercato con creatività, internazionalità e innovazione – ha dichiarato Dante Valobra, Partner di EY – per attuare un programma concreto di ripresa e sviluppo, le imprese devono necessariamente mettere in campo strategie dedicate alla competitività, valorizzando gli asset regionali di eccellenza e puntando in maniera decisa sulla sostenibilità nelle sue varie accezioni, non solo ambientale ma anche sociale ed economica”. Per quanto riguarda il settore moda, nonostante il 2020 sia stato un anno negativo per le esportazioni di prodotti tessili e della pelle, che hanno subito una contrazione (pari al -25,5%) rispetto al 2019 per effetto della pandemia, la capacità esportativa della regione rimane elevata rispetto ai territori benchmark di riferimento: a fronte del 25% delle esportazioni della Toscana, si registra il 18% dell’Umbria, il 15% delle Marche e il 10% dell’Emilia-Romagna, confermando dunque l’attrattività e l’internazionalizzazione della filiera. L’indice di specializzazione produttiva per la Toscana è pari a 5,5% (su un campione di 100 aziende toscane, circa 18 appartengono al settore tessile e pellame), un dato in linea con l’indice di specializzazione della regione Marche (5,3%), mentre la regione Emilia-Romagna e Umbria presentano un indice di specializzazione inferiore (rispettivamente, 1,5% e 2,4%). L’indice di presenza di grandi player nella filiera della moda è pari a 0,19% per la Toscana, in linea con le Marche ma inferiore all’Emilia-Romagna (0,62%) e all’Umbria (0,42%). Sebbene i grandi player siano numericamente inferiori in proporzione al totale delle aziende moda, hanno un peso “importante” in termini di volumi, fatturato e occupazione: l’indice di occupazionale per il settore in Toscana è del 27%, contro il 7,8% delle Marche, il 4% dell’Umbria e il 2% dell’Emilia-Romagna. Fra gli interventi e testimonianze dal palco, quello di Brunello Cucinelli, imprenditore della moda e fondatore dell’omonima azienda. “Stiamo vivendo una rinascita morale, spirituale, civile, umana – ha dichiarato a margine dell’evento Cucinelli – è chiaro che, quando questo succede, se torni a dare stima e rispetto all’essere umano, la tua impresa diventa automaticamente più creativa, perché l’essere umano solo in un ambiente garbato riesce a essere molto creativo. Noi stiamo vivendo a livello mondiale una rinascita. Siamo quotati in borsa, la scorsa settimana ho incontrato una trentina di investitori in Inghilterra e la prima cosa che dicono è ‘la vostra Italia è credibile’. Quindi – ha concluso Cucinelli – è un momento speciale. Io sono particolarmente contento della nostra Italia”