Gli studenti italiani sono favorevoli al green pass per i docenti

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L’obbligo di presentare il Green pass per i docenti è una misura corretta per gli studenti italiani. Sette su dieci si dicono favorevoli, solo per il 21% dovrebbe essere facoltativo, mentre per quasi 1 su 10 è una decisione sbagliata. E’ quanto emerge da un sondaggio del portale Skuola.net, che ha intervistato 1.500 alunni delle scuole superiori, i più colpiti dalla chiusure degli ultimi due anni, ai quali è stato chiesto un parere sull’introduzione dell’obbligo di Green Pass – che attesti l’avvenuta vaccinazione o la guarigione dal Covid-19 oppure l’esito negativo di un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti – per i docenti e per il personale scolastico, da presentare per entrare all’interno degli istituti.
Gli studenti invece, almeno per il momento, sono stati esentati dal possesso del ‘certificato verde’. Ma solo 1 su 4 si dice d’accordo con la decisione, basandosi sulla convinzione che i giovani siano meno contagiosi. Un po’ a sorpresa, infatti, su questo scatta una sorta di solidarietà con il corpo insegnante e amministrativo, visto che quasi un terzo dei ragazzi intervistati (31%), alla luce di quanto stabilito, avrebbe esteso l’obbligo di Green Pass anche agli alunni e un altro 44% avrebbe comunque introdotto una qualche forma di controllo. Per quanto riguarda le mascherine e la possibilità di non indossarle nelle classi in cui tutti gli studenti sono vaccinati, il 48% degli studenti, per una maggiore sicurezza, ritiene giusto indossare sempre e comunque le mascherine, una quota simile (43%) con il ‘tutti vaccinati’ o con il distanziamento le toglierebbe immediatamente. Appena 1 su 10 le eliminerebbe a prescindere.
A proposito del distanziamento, per aggirare il problema del sovraffollamento delle classi, è stato previsto che, laddove non ci sia spazio a sufficienza, la didattica in presenza potrà proseguire obbligando tutti – indipendentemente dalla diffusione del vaccino – a tenere la mascherina ben salda sul volto. Per il 31% dei ragazzi intervistati si tratta di una decisione saggia che, in presenza di tutte le altre misure, può funzionare. Ma la maggior parte (52%), pur trovandola una scelta corretta, la vede più come una mossa d’emergenza, giusto per il tempo necessario alle scuole per trovare spazi adeguati. Il 17%, invece, di fronte all’impossibilità di garantire il distanziamento preferirebbe tornare in Dad.
Tra le misure di ‘supporto’ per avere ambienti salubri c’è l’invito a cambiare costantemente l’aria nelle classi, meglio se attraverso sistemi automatici di ricircolo. Compito non facile, a detta degli studenti. Come parametro c’è l’esperienza dello scorso anno: solamente 1 su 10 poteva contare sul ricambio automatizzato, mentre il 44% ha tenuto le finestre aperte anche quando faceva freddo. Sempre meglio di quel 37% che con l’arrivo dell’inverno, per ovvie ragioni, ha dovuto limitare il ricambio d’aria. E di quel 10% la cui scuola non curava tale aspetto.  Altro passaggio molto delicato sono i trasporti. La capienza dei mezzi pubblici sarà portata all’80% e, per salire, bisognerà indossare la mascherina. Un piano che, per gli studenti che usano il trasporto pubblico per andare a scuola (alle superiori si tratta di circa 6 alunni su 10), non lascia presagire nulla di buono sul fronte contagi: quasi l’80%, infatti, è preoccupato. Soprattutto per i possibili affollamenti negli orari di punta. Per questo, molti di loro, cercheranno di proteggersi al meglio: il 40% durante il tragitto casa-scuola useranno una mascherina FFP2 (indicazione, questa, caldeggiata anche dagli esperti).
Da quest’anno si proveranno a riprendere due abitudini molto amate dai ragazzi: l’ora di educazione fisica e le gite scolastiche. In zona bianca, l’attività sportiva potrà essere svolta anche in gruppo e senza mascherina: giusto così per circa il 60% degli studenti; mentre più di 1 su 4 pensa sia ancora un azzardo; esattamente il contrario di come la vede quel 13% che avrebbe tolto ogni limite in qualsiasi zona. Molto più compatto, invece, il parere sulle gite: quasi 2 su 3 si schierano a favore della decisione di consentirle sono nelle zone bianche, un altro 30% le avrebbe sbloccate in tutta Italia, quasi nessuno (6%) avrebbe aspettato.