Autonomi, stop ai contributi

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Un miliardo e mezzo per l’anno bianco dei professionisti iscritti all’Inps, mentre per quelli delle casse private sarà stanziato un miliardo. Per i primi, se le risorse non saranno sufficienti a garantire l’esonero dei contributi per tutti, l’Inps dovrà ridurre l’agevolazione «in misura proporzionale alla platea dei beneficiari». Per quanto riguarda i secondi, le casse dovranno comunicare i risultati delle domande ammesse con cadenza mensile a partire dal 1° maggio 2021. Una volta quantificato l’ammontare complessivo delle agevolazioni, verrà emanato un decreto interministeriale nel quale saranno definiti i criteri e le modalità alle quali gli enti dovranno attenersi per riconoscere l’agevolazione «in misura proporzionale alla platea di beneficiari che ne hanno diritto». Gli autonomi iscritti all’Inps dovranno presentare le domande per l’esonero entro il 31 luglio 2021, mentre per i professionisti ordinistici la data è fissata per il 31 ottobre. È quanto prevede il decreto del Ministero del lavoro sull’anno bianco per le partite Iva, ovvero l’esonero contributivo per i professionisti deciso con la legge di bilancio 2021 (legge 178/2020) che ha istituito un fondo dedicato alla misura, la cui dote finanziaria è stata poi portata a 2,5 milioni di euro dal decreto Sostegni 1 (dl 41/2021).

Il fondo sarà destinato «a finanziare l’esonero parziale dei contributi previdenziali complessivi dovuti per l’anno 2021, con l’esclusione dei contributi integratici e dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di 3.000 euro su base annua». L’esonero riguarderà: autonomi iscritti alla gestione separata lavoratori iscritti alle gestioni speciali Ago (artigiani e commercianti), professionisti iscritti alle casse private di previdenza e medici, infermieri e altri professionisti sanitari ai sensi della legge 3/2018 già in pensione a cui siano stati conferiti incarichi di lavoro autonomo. A questi ultimi, l’esonero verrà concesso solo per il periodo di tale lavoro.

Per ottenere il contributo, come si sapeva già dalla legge di bilancio, sarà necessario: aver subito un calo di fatturato del 33% nel 2020 rispetto al 2019 e aver percepito nel 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro. Inoltre, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione, il professionista non dovrà, nel periodo di esonero, essere titolare di un contratto di lavoro subordinato a esclusione del contratto di lavoro intermittente e neanche di pensione diretta, diversa dall’assegno ordinario di invalidità. I soggetti che anno avviato l’attività nel 2020 non dovranno rispettare i requisiti e, quindi, rientreranno comunque nell’agevolazione. Il decreto suddivide poi il plafond di 2,5 miliardi a seconda della platea dei beneficiari; 1,5 miliardi, come detto, saranno destinati ai professionisti iscritti all’Inps (gestione separata, Ago e professionisti ex lege 3/2018 che hanno svolto lavoro autonomo occasionale), mentre il restante 1 miliardo andrà ai professionisti iscritti agli enti di previdenza privati. L’importo del beneficio «per i lavoratori non obbligati al contributo minimale, ha ad oggetto i contributi previdenziali complessivi», sempre nel limite di 3.000 euro al massimo. In caso di superamento di spesa, si legge nel dm, l’Inps «provvede a ridurre l’agevolazione in misura proporzionale alla platea dei beneficiari, che provvederanno a integrare il versamento secondo le indicazioni dell’Istituto». Per quanto riguarda le casse, dovranno essere quindi effettuate delle attività di monitoraggio da parte degli enti per quantificare l’ammontare complessivo delle agevolazioni; successivamente, verrà emanato un decreto che definirà criteri, modalità e importi degli sgravi.

Michele Damiani, ItaliaOggi