Contrasto ai cambiamenti climatici: le azioni di Terna, Rse e Arera a supporto della resilienza del sistema elettrico

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Terna (nella foto, l’a. d. Stefano Donnarumma), la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale, Rse, società per lo sviluppo di attività di ricerca nel settore energetico, e Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, hanno presentato nel corso di un webinar pubblico la nuova metodologia per il Piano di Resilienza della rete di elettrica nazionale, con l’obiettivo di incrementare la sicurezza, l’affidabilità e la sostenibilità delle infrastrutture energetiche strategiche per il Paese, esposte frequentemente a fenomeni climatici estremi sempre più intensi ed estesi.

A livello globale negli ultimi 40 anni sono triplicati gli eventi naturali considerati rilevanti: anche in Italia si è assistito a un importante aumento dei fenomeni meteorologici severi, con impatti spesso catastrofici, che hanno interessato la rete di trasmissione nazionale. E così, coerentemente con le indicazioni dell’Arera espresse nella Delibera 64/2021, Terna ha avviato per la prima volta una consultazione – aperta fino al 13 maggio 2021 – volta a raccogliere pareri su una metodologia innovativa per la stima degli indicatori di resilienza al fine di individuare gli interventi utili a minimizzare la vulnerabilità delle infrastrutture sottoposte agli eventi climatici estremi a beneficio della sicurezza del servizio elettrico e del territorio per imprese e cittadini.

La nuova metodologia, frutto di un anno di lavoro, definisce i criteri attraverso i quali identificare gli interventi finalizzati all’incremento della robustezza e della resilienza della rete di trasmissione elettrica dei prossimi anni, ed è stata introdotta e illustrata da Stefano Saglia e Luca Lo Schiavo, rispettivamente membro del Collegio e Vicedirettore direzione infrastrutture energia e unbundling dell’Arera, Francesco Del Pizzo, Responsabile Strategie di Sviluppo Rete e Dispacciamento di Terna, Maurizio Delfanti, Amministratore Delegato di Rse. Ai lavori hanno partecipato anche Marilena Barbaro, Dirigente Regolamentazione infrastrutture energetiche del Ministero della Transizione Ecologica, e Gilberto Dialuce, ex Direttore Generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero della Transizione Ecologica.

Nello specifico, lo studio coordinato da Terna e Rse si compone di 3 principali linee guida – che analizzano la frequenza e l’estensione degli eventi climatici estremi, il loro impatto sulle infrastrutture di rete e un’analisi della tipologia di asset interessati – e individua una serie di interventi specifici per minimizzare il rischio di interruzione del servizio elettrico. Tra gli interventi principali ci sono azioni preventive per diminuire l’esposizione degli impianti a eventi meteorologici severi; soluzioni per ridurre il tempo di ripristino degli asset a seguito di disservizi; attività di monitoraggio predittive per anticipare situazioni meteo critiche con impatto sulle reti. Terna ha già pianificato la realizzazione di nuove linee in cavo interrato, il potenziamento, l’interramento o il rifacimento a seconda delle esigenze di elettrodotti esistenti, interventi puntuali di mitigazione del rischio, come per esempio l’installazione di dispositivi anti-rotazionali per prevenire la formazione dei cosiddetti manicotti di ghiaccio sui conduttori, l’implementazione di piani di emergenza con strumenti e attrezzature a supporto del ripristino del servizio, quali mezzi speciali e gruppi elettrogeni. Infine, modelli previsionali per un sempre più dettagliato e preciso monitoraggio delle infrastrutture tramite l’utilizzo di innovativi sensori, IoT e analisi dei big data.

Lo studio è il risultato di un approccio ad ampio spettro che ha consentito a Terna e Rse di analizzare e definire le curve di vulnerabilità delle infrastrutture – ovvero stime della probabilità di rottura dei componenti a sollecitazioni dirette ed indirette – partendo dalla mappatura della rete e individuando le porzioni a maggior rischio per effetto di vento forte, ghiaccio e neve. Infine, correlazioni meteo storiche hanno permesso di valutare con maggiore accuratezza la probabilità delle contingenze multiple tenendo conto dei cambiamenti climatici: in questo modo è stato possibile identificare le aree del territorio più a rischio di guasti a fronte di eventi meteo avversi e individuare le zone a maggior priorità di intervento.