Webuild, Massimo Ferrari su Class CNBC: con Recovery Plan attivare piano di investimenti coordinati in infrastrutture e manutenzione per creare occupazione

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Ripartire da investimenti in infrastrutture e manutenzione, con un programma coordinato che consideri le risorse del Recovery Plan come aggiuntive rispetto alle altre risorse economiche di cui l’Italia può disporre per investimenti nel settore, per creare nuovo lavoro e contribuire alla crescita del PIL. Così Massimo Ferrari, nella foto, General Manager Corporate and Finance di Webuild, in un’intervista a Class CNBC ha commentato la situazione emergenziale che l’Italia deve superare, con strumenti concreti che attivino la ripresa e la modernizzazione del Paese.

Il mese di aprile sarà decisivo per la presentazione in sede europea del Recovery Plan. “È interesse del Paese investire in settori come infrastrutture di mobilità sostenibile e sanità – ha spiegato Ferrari -. L’Italia ha un debito in forte espansione alimentato anche dalle misure anticicliche per combattere la pandemia, ed è fondamentale alimentare il PIL con interventi shock che facciano ripartire subito l’economia e attivino una crescita di lungo periodo. Ricordiamoci che le infrastrutture hanno un moltiplicatore molto elevato, superiore a 1,3, in grado di riattivare occupazione e crescita economica. Il Governo è consapevole che, sia con misure di bilancio ordinario che con fondi europei, possiamo finanziare tutte le infrastrutture di cui l’Italia ha bisogno. Non solo grandi opere, ma anche interventi nei settori dell’edilizia sociale, ospedaliera e delle carceri. Viaggiamo ogni giorno su una rete stradale vetusta che ha bisogno di interventi di manutenzione da far partire subito anche con strumenti centralizzati come il general contractor che potrebbe garantire il lavoro per decine di imprese sui territori e la consegna nei tempi e costi previsti dal committente, oltre a sicurezza per i cittadini”.

La priorità, ha sottolineato Ferrari, “è dare lavoro, più che intervenire con ristori, che saranno sempre parziali e insufficienti per la ripresa. Il rilancio dei progetti infrastrutturali deve partire dalla progettazione di nuove opere ma anche dall’attivazione di progetti già pronti, come il Ponte sullo Stretto di Messina. In Sicilia il Paese sta programmando 8mila km di ferrovie e il Ponte sarebbe la naturale prosecuzione verso la Calabria e il Nord Italia. Il progetto del Ponte è già approvato da tutti gli enti da molti anni e può partire in 4 mesi, dando lavoro e ricchezza anche alla lunga filiera che collabora con noi in Italia”.

Per gestire gli appalti in modo veloce, come altri paesi europei l’Italia potrebbe avvalersi della normativa comunitaria, che garantisce concorrenza e trasparenza, come ha dimostrato l’esperienza del Ponte Genova San Giorgio realizzato dal Gruppo in tempi record, superando il codice degli appalti e rendendo il paese “più europeo”.

Se il 2020 ha visto il Gruppo riportare il suo baricentro in Italia grazie all’acquisizione di Astaldi nell’ambito dell’operazione industriale Progetto Italia, Webuild resta prevalentemente un’azienda internazionale. Negli Stati Uniti, dove l’Amministrazione Biden ha annunciato in questi giorni un piano di investimenti con un primo pacchetto da 2.000 miliardi di dollari, il Gruppo “sta seguendo moltissimi progetti autostradali e siamo prossimi alla firma del contratto per la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria in Texas che vale per noi circa 14 miliardi di dollari. La nostra ambizione è che questo sia l’inizio di nuove opportunità nel Paese con la nostra controllata statunitense Lane”.

Webuild continua a monitorare nuove opportunità nei continenti dove è già presente, come in Australia, “dove abbiamo grandi cantieri e in cui stiamo valutando possibilità di presidi stabili. Guardiamo inoltre ad eccellenze italiane appartenenti a privati che potrebbero dare un’ulteriore spinta alla dimensione del Gruppo”. Ma più che al tema M&A, il Gruppo punta a proseguire nella sua strategia di crescita organica nel prossimo triennio. E ha concluso Ferrari: “abbiamo in backlog contratti in Libia che potrebbero diventare produttivi e siamo pronti a partire in caso di tregua duratura e garanzia di sicurezza per i nostri lavoratori”.