Il lockdown stravolge la quotidianità delle persone autistiche

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Misure di contenimento, isolamento domiciliare, ospedalizzazione in caso di contagio causate dal COVID-19, particolarmente legate alla ripetitività dei comportamenti e alla stabilità dei contesti, possono creare situazioni molto difficili per le circa 80mila persone con autismo in Italia; 270 mila con diagnosi di Disturbi dello Spettro Autistico. Una condizione complessa che impatta sulle doti comunicative e sulle abilità sociali, soprattutto dei più piccoli. Una delle figure ‘chiave’ in questa fase è il logopedista, importante nell’accompagnare il bambino a una interazione con il mondo e in grado di aiutare a stimolare abilità – come comunicare, comprendere, parlare, leggere e scrivere – fondamentali nel vivere socio-relazionale e scolastico. Inoltre il Logopedista ha svolto un ruolo importante nel sostenere le famiglie per far comprendere ai loro piccoli pazienti i cambiamenti nella routine quotidiana e nelle regole sociali. Infine è stato chiamato ad adattare il proprio intervento alle restrizioni dovute alla pandemia. Per alcuni pazienti, in specifici periodi, è stato necessario attivare forme di tele-riabilitazione, particolarmente difficili da gestire in persone con disturbo dello spettro dell’autismo, data la complessità di questa condizione, che oltre alle ridotte abilità sociali può comportare difficoltà di attenzione e problemi comportamentali. Un vero ‘stravolgimento’, che è stato affrontato sempre insieme alle altre figure professionali coinvolte: il neuropsichiatra infantile, lo psicologo, il terapista della neuropsicomotricità, il terapista occupazionale, il fisioterapista, il nutrizionista. In occasione della giornata mondiale la Federazione dei Logopedisti farà il punto in un incontro aperto al pubblico sul proprio canale YouTube (raggiungibile dal sito www.fli.it). “A causa della pandemia la persona con autismo si è trovata catapultata in un mondo nuovo, in cui sono improvvisamente cambiate le modalità interattive”, spiega Sara Isoli, docente di logopedia all’Università di Verona e Padova, specialista al Centro Regionale per i Disturbi dello Spettro dell’Autismo dell’Azienda Ospedaliera Integrata di Verona. “Pensiamo anche solo al contatto fisico – prosegue – o alla necessità di interagire con persone che indossano mascherine, privando il paziente di un importante canale comunicativo come quello dato dalla lettura labiale e dalla mimica della metà inferiore del volto. Inoltre a modificarsi sono state anche le routine quotidiane: apertura e chiusura di scuole; delimitazioni specifiche di spazi a cui il bambino con autismo, prima abituato ad avere comodo ingresso, li trova improvvisamente negati e inaccessibili; interruzioni delle terapie e degli sport; lunghi periodi di isolamento domestico”. Nei periodi di lockdown si sono verificati anche diversi casi di regressione nelle abitudini alimentari. “I disturbi legati all’autismo spesso si accompagnano a selettività alimentare – aggiunge Tiziana Rossetto, presidente della Federazione dei Logopedisti Italiani – ovvero ad assunzione molto limitata nella varietà dei cibi, in relazione alla loro consistenza, al gusto, all’odore, al colore, alla forma. Nei periodi di confinamento domestico molti bambini sono tornati a mangiare un numero minore di cibi, perdendo competenze faticosamente conquistate. Anche qui il ruolo del Logopedista nel sostenere le famiglie con i più indicati accorgimenti o strategie è stato importante per limitare o impedire regressioni”. In questa situazione il logopedista ha avuto dunque il compito di supportare bambini e famiglie anche attraverso sistemi specifici come la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) e la tele-riabilitazione. “Molti professionisti hanno messo in campo nuove modalità di interazione – afferma Francesco Campanella, logopedista del Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab) del dipartimento di Scienze Cognitive dell’Università di Trento –. In questi mesi, infatti, le richieste di valutazione non si sono interrotte ed è stato fondamentale riorganizzare gli iter valutativi per trovare le modalità adeguate nel dare risposte alle famiglie, senza posticiparli eccessivamente. La tele-riabilitazione, per la prima volta, è entrata nel quotidiano sia del terapista che degli utenti. Gli specialisti hanno dovuto adattare questo nuovo mezzo alla grande eterogeneità delle manifestazioni sintomatologiche che presentano le persone con autismo, mettendosi in gioco, studiando nuove modalità e adattando i modelli di interventi già attuati a questa nuova situazione. Fondamentale, oltre a cercare di mantenere la continuità terapeutica nell’intervento diretto con i bambini e ragazzi, è stato il coinvolgimento e la continuazione dei percorsi clinici con le famiglie”.