Brexit, la Ue pronta a concedere una “proroga flessibile” a Londra (ma lunga almeno fino a fine anno)

Share

Il “No Deal”, la rovinosa uscita senza accordo del Regno Unito dall’Ue, è più lontana perché l’Europa sembra intenzionata ad accettare la richiesta di Londra di un ennesimo rinvio della Brexit: il Parlamento britannico non ha ancora trovato un accordo su un piano di uscita e allo stesso tempo la scadenza del 12 aprile, oltre la quale c’è lo strapiombo del No Deal, è sempre più vicina. L’Unione Europea però, come hanno confermato le parole del presidente del Consiglio europeo Tusk questa sera e prima in mattinata le frasi concilianti di Barnier, chiede in cambio condizioni molto precise a Londra, che saranno considerate di sicuro “durissime” dai brexiter e dagli euroscettici britannici.

Se May ha chiesto un’estensione fino al 30 giugno, come ripetono ossessivamente i suoi a Westminster, sarà invece molto probabile che Tusk e l’Ue offriranno in cambio solo un rinvio lungo, almeno fino a fine anno: certo, “flessibile”, come chiede la premier britannica, cioè revocabile appena il Regno Unito trovi un accordo di uscita, ma che prevede elezioni europee per Londra qualora il limbo si prolungasse oltre il 22 maggio e anche un cosiddetto “gentlemen’s agreement”, per cui il Regno Unito non dovrà interferire nelle decisioni a lungo termine dell’Ue (budget, elezioni di presidenti di Commissione e consiglio Ue, eccetera). Se poi Londra dovesse decidere di revocare in toto la Brexit, una possibilità ribadita oggi da Tusk, allora cambierebbe tutto.

Insomma, domani May dovrebbe spuntarla un’altra volta a ottenere una concessione anche se ai 27 Paesi Ue non porterà nulla di concreto se non negoziati bipartisan in corso con il leader laburista Jeremy Corbyn che però zoppicano, come ci ha spiegato oggi il Ministro delle Finanze ombra del Labour John McDonnell in Parlamento: “Non ci sono cambiamenti sostanziali della posizione del governo”. Ma questo a Barnier per il momento basta, e lo stesso caponegoziatore Ue ha ribadito che l’Europa non decreterà mai un No Deal per Londra, anche perché i due Paesi più esposti sarebbero l’Irlanda e la Germania di Angela Merkel.

Dunque, dopo aver visto oggi la cancelliera a Berlino e Macron a Parigi, May domani dovrebbe piegarsi e rinunciare alla scadenza del 30 giugno per accettare invece un rinvio fino a fine anno, revocabile. Macron non è d’accordo proprio per l’influenza che potrebbe avere Londra nelle prossime decisioni strutturali dell’Ue e vedremo se domani al Consiglio europeo il presidente francese si opporrà. Dagli Stati Uniti intanto arriva l’ennesima puntura di spillo al Regno Unito e all’Europa tutta. Stasera il segretario al Tesoro Mnuchin, mentre l’Europa respirava un po’ di armonia, ha ribadito che il “No Deal” è uno scenario “molto probabile”. Come al solito, l’America di Donald Trump soffia sul fuoco della mai sopportata Ue.

Antonello Guerrera, Repubblica.it

Share
Share