Rai, rosso 2015 a 26 mln. Più entrate dal canone

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Il d.g. Campo Dall’Orto: le nomine? Scelte in base al merito

R600x__campo_dall-ortoLa Rai chiude il 2015 riuscendo a contenere il rosso che si attesta sui 25,6 milioni di euro, in netta diminuzione rispetto ai 175,8 milioni di fine 2014. Il risultato è stato «rideterminato applicando i principi contabili internazionali e risulta sostanzialmente in linea con quanto previsto nel budget», hanno fatto sapere da Viale Mazzini dove il cda ha approvato ieri i conti.
I ricavi sono pari a quasi 2,493 miliardi di euro (erano 2,489 miliardi l’anno precedente) e sono stati assicurati dal pagamento del canone per 1,638 miliardi di euro, dalla raccolta pubblicitaria per 658,8 milioni di euro e da altri ricavi per 196,8 milioni di euro. In particolare il canone ha generato un gettito di 49,4 milioni di euro in più, tenendo conto dei cambiamenti normativi intervenuti sia nel 2015 sia nel 2014. Il valore degli spot, invece, si è ridotto di quasi 15 milioni di euro. Nella Penisola gli evasori del canone rappresentano il 27% delle famiglie.
Senza tener conto dei ricavi legati ai grandi eventi sportivi che hanno caratterizzato l’esercizio 2014, la performance Rai nel segmento televisivo (+2,5%) è superiore a quella del mercato (+0,7%), sempre secondo quanto sottolineato dalla tv pubblica. Dal punto di vista dei costi, poi, quelli operativi diminuiscono di 107,6 mln (-5,2%), passando a 1,97 miliardi. Grazie a minori ammortamenti e svalutazioni, l’ebit consolidato registra un miglioramento di 141,2 mln. La posizione finanziaria netta di gruppo a fine esercizio si attesta a -362,4 milioni di euro.
Nel 2015 «si è riusciti nell’obiettivo di contenere la perdita grazie a due elementi: il controllo dei costi e una risalita degli introiti della pubblicità nell’ultimo trimestre, grazie alla politica Rai che ha portato verso l’alto il prezzo della nostra offerta ed anche a una crescita del mercato», ha commentato il d.g. Antonio Campo Dall’Orto, ascoltato in commissione Vigilanza sulle Linee guida del piano strategico Rai 2016-18. E sulle querelle che hanno seguito le sue nomine ai vertici Rai (da Daria Bignardi arrivata a capo di Rai3 alla più recente candidatura esterna di Francesco Merlo come vice del direttore informazione Carlo Verdelli), Campo Dall’Orto ha ribadito che le nomine sono state fatte «in base al merito, in autonomia e indipendenza», tanto più che in Rai c’è l’esigenza di «introdurre competenze nuove». «C’è un ritardo di dieci anni, mi chiedo perché il primo contratto multipiattaforma sia stato fatto solo l’anno scorso. In molti casi l’azienda non ha fatto negli ultimi anni ciò che altre hanno fatto»
Il d.g. ha concluso spiegando che «l’idea non è quella di occupare spazi» con le nomine «ma di svolgere bene la missione nei tre anni di mandato, dopo sarò giudicato su quello che ho fatto». Peraltro, le nomine «non sono il tema più rilevante» se si pensa alla sfida Rai di diventare una vera e propria media company.

Italia Oggi