Stop a WhatsApp in Brasile, ennesima lite con i giudici

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Secondo Anatel, l’Agcom locale, si tratta di una misura sproporzionata che punisce gli utenti

INTERNET: WHATSAPP, ABBONAMENTO ANNUALE ANCHE SU IPHONENuovo braccio di ferro dei giudici contro WhatsApp, in Brasile: come già accaduto lo scorso 17 dicembre, un togato del Paese sudamericano ha intimato tutte le compagnie telefoniche locali, di rete fissa e mobile, di bloccare il servizio di messaggistica su tutto il territorio nazionale per 72 ore, a partire dalle 14 di oggi (le 19 italiane).
La decisione, datata 26 aprile, stavolta è stata di Marcel Montalvao, del tribunale di Lagarto, nello Stato di Sergipe (nord-est del Brasile). Le cinque compagnie telefoniche brasiliane – TIM, Oi, Vivo, Claro e Nextel – hanno già ricevuto il provvedimento e hanno annunciato l’intenzione di rispettarlo. In caso contrario, saranno soggette a multa giornaliera di 500 mila reais (circa 150 mila euro).
Montalvao è lo stesso magistrato che, a marzo, ha fatto arrestare Diego Dzodan, vicepresidente per l’America Latina di Facebook, la nota piattaforma sociale divenuta proprietaria di WhatsApp. All’epoca le accuse furono di aver ostacolato le indagini riguardanti un processo penale per traffico di droga caratterizzato dal segreto istruttorio.
Lo scorso dicembre fu un giudice del tribunale di Sao Bernardo do Campo a ordinare il blocco totale del servizio per 48 ore, sempre per effetto di un’inchiesta criminale, in cui WhatsApp si rifiutò di divulgare il contenuto dei messaggi scambiati tra gli indagati. Ma la decisione venne annullata poche ore dopo da un altro togato del superiore tribunale di San Paolo.
Qualcosa di simile avvenne anche nel febbraio 2015, quando a chiedere la sospensione fu un giudice dello Stato di Piaui, determinazione che però venne subito bloccata sul nascere da un collega dello stesso tribunale.
Secondo Joao Rezende, presidente di Anatel, l’Agcom brasiliana, si tratta di una misura sproporzionata che punisce gli utenti . «WhatsApp deve rispettare le decisioni della magistratura per le condizioni tecniche che le competono ma, evidentemente, il blocco non è una soluzione», ha aggiunto. Secondo Rezende, Anatel non ha alcun potere per ristabilire il servizio di messaggistica mobile. E il ministero delle Comunicazioni ha fatto sapere che non intende prendere posizione sulla decisione giudiziaria.

La Stampa