Se nel complesso, infatti, l’economista francese promuove la riforma del lavoro contenuta nel Jobs Act perché “combatte il dualismo generalizzato” tra chi ha protezioni forti e precari non tutelati, non può nascondere le sue perplessità su aliquote marginali e cuneo fiscale. D’altra parte lo ha detto chiaramente l’intervento per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Bocconi a Milano: il Jobs act dovrà essere accompagnato da misure finalizzate alla riduzione del carico fiscale. Altrimenti la riforma rischia di perdere il suo effetto positivo. Soprattutto nel suo obiettivo di lotta alla disoccupazione giovanile.

Il cuneo fiscale, infatti, “rimane ben oltre la media Ocse. Riportare il cuneo fiscale sul lavoro in Italia al livello della media europea potrebbe abbassare la disoccupazione giovanile di 4-8 punti percentuali. Questo potrebbe significare da 60.000 a 130.000 giovani che tornerebbero a lavorare. Settecentomila dissocupati sono troppi, come l’intera Umbria”. D’altra parte per rilanciare l’occupazione serve più crescita: è la “priorità assoluta” perché un punto percentuale di Pil in più ridurrebbe la disoccupazione giovanile dello 0,6%: “Circa 10.000 persone potrebbero tornare a lavorare”.

Al premier Christine Lagare ricorderà anche che “una delle cause maggiori della debolezza dell’ambiente lavorativo italiano è la lunghezza dei processi. Da alcune stime si rileva come in Italia ci vogliono oltre mille giorni per far valere in giudizio un contratto, più del doppio della media Ocse. Una maggiore efficienza del settore giudiziario abbasserebbe il costo del credito, incoraggerebbe gli investimenti e dunque faciliterebbe l’impiego”.

Nel suo intervento alla Bocconi, l’economista francese ha sottolineato positivamente il provvedimento del governo per le politiche attive del mercato del lavoro “che prevedono aiuti affinché i disoccupati ricevano formazione e assistenza nella ricerca dell’impiego di cui hanno bisogno. Austria, Finlandia e Svezia dimostrano come tali politiche possano funzionare”.

Il direttore del Fmi ha poi sottolineato come la Bce abbia “intrapreso passi coraggiosi nei mesi recenti”, ed ha anche indicato che “è pronta a diversificare ancor più il proprio bilancio, anche tramite l’acquisto di titoli sovrani. E’ un dato sicuramente positivo pur se la politica monetaria da sola non è sufficiente”. Riferendosi quindi al “quantitative easing” allo studio di Francoforte ha aggiunto: “L’Eurozona deve far fuoco con tutte le cartucce”.

di GIULIANO BALESTRERI, La Repubblica