Scuola, gli studenti favorevoli alla chiusura prolungata

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Per 4 studenti su 5 è giusto prolungare le chiusure. E’ quanto emerge da un sondaggio di Skuola.net, che evidenzia come allo stesso tempo preoccupino gli “effetti collaterali” della Dad. A spingere in questa direzione ci sono il quadro sanitario precario e la situazione trasporti, rimasta irrisolta, mentre i pochi contrari puntano sull’inefficienza della Dad. Così molti – più o meno la metà – non appoggiano chi ieri ha protestato andando sotto le scuole o evitando di fare lezione online. Ciò non significa che non siano preoccupati: si teme soprattutto per il futuro scolastico/lavorativo e per la tenuta psico-fisica. Ma in pochi intravedono un imminente ritorno sui banchi: secondo 1 su 3 l’anno si concluderà in Dad.  A porposito di didattica a distanza, vi riportiamo il parere autorevole della psicopedagogista Antonella Elena Rossi, responsabile del progetto benessere di OPERA, l’Osservatorio per Educazione al rispetto e all’autostima del Comune di Verona (Comandata ministero Istruzione). “La didattica a distanza non è un ostacolo all’apprendimento ma può diventarlo se utilizzata nel modo sbagliato. Bisogna scegliere una metodologia che porti i ragazzi a fruire correttamente della tecnologia ai fini scolastici ma, purtroppo, alcuni insegnanti, nell’emergenza Covid, sono arrivati impreparati. La scuola si è concentrata sulle lezioni frontali e compiti a casa assegnati attraverso uno schermo ma la didattica a distanza è stata molto di più: ha aiutato i ragazzi più timidi che sono riusciti a ottenere performance e voti migliori una volta azzerata la competitività che si crea in classe, mentre non può ritenersi responsabile dell’abbandono scolastico da parte di giovani fragili, con difficoltà familiari, e per i quali la scuola non era luogo di studio ma solo di compagnia”. E ancora: “Il compito che hanno oggi i ragazzi è utilizzare al meglio questa crisi per trovare delle nuove risorse per la propria crescita personale e professionale”, osserva l’esperta. La pandemia ha insegnato che nella vita non c’è nulla di scontato e bisogna tornare ad apprezzare la routine, andare a scuola, fare i compiti, ma anche pretendere di più: una scuola e un’università di qualità, professori preparati, l’accesso alla cultura, la passione, la discussione e il pensiero critico. Nei libri si trova il dolore ma anche la vita, si scopre che non siamo soli, che le nostre paure sono quelle di tanti altri che hanno trovato altri sentieri per superarle che a noi non sarebbero neanche venuti in mente”. Così conclude: “I ragazzi stanno imparando che dalla pandemia si può uscire più forti e chi riuscirà a farlo non avrà più giustificazioni per non prendersi cura di se stesso e del proprio futuro e per non perseguire obiettivi di felicità, serenità ed equilibrio. Chi non riuscirà a farlo dovrà chiedere l’aiuto di genitori o psicologi per trovare strumenti di resilienza. I giovani di questa generazione devono essere fieri e risoluti senza perdere fiducia nel futuro. La preoccupazione da avere non è l’anno di scuola perso, ma la perdita del coraggio per guardare avanti e sognare un lavoro appagante e non precario”.

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