Bruxelles boccia il debito italiano, ma la multa è rinviata

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Oggi la Commissione Ue presenta il documento sui conti pubblici, la valutazione è negativa, ma la procedura d’infrazione è rinviata. Entro aprile il governo Gentiloni dovrà avviare la manovra da 3,4 miliardi. Padoan: ” La correzione si farà”

Il governo non si è mosso, non ha fatto l’aggiustamento strutturale di 3,4 miliardi richiesto dall’Europa e non ha dato indicazioni credibili su come lo farà: ora il tempo è scaduto. Così oggi arriverà la bocciatura dei conti pubblici italiani firmata dalla Commissione europea. Intorno a mezzogiorno Bruxelles presenterà il rapporto sul debito previsto dall’articolo 126.3 del Trattato e questa volta – a differenza degli ultimi due anni – non riconoscerà attenuanti all’operato del governo. Anzi, ne criticherà il lavoro, specialmente quello firmato da Renzi, osservando oltretutto che a causa dell’incertezza politica le riforme hanno subito un rallentamento. Tuttavia il presidente Jean-Claude Juncker con una lettura politica della situazione bloccherà i falchi che vogliono un’applicazione automatica delle regole che porterebbe al lancio immediato della procedura sui conti capace di imbrigliare le scelte economiche del governo ed esporre il Paese sui mercati. Darà invece tempo fino ad aprile per trovare i 3,4 miliardi chiamati ad invertire la dinamica del debito, arrivato al 133% del Pil, in favore dei contribuenti italiani. Altrimenti a maggio scatterà il commissariamento.
La Commissione ha concesso all’Italia 19 miliardi di flessibilità nel 2016 e quest’anno, al netto della correzione richiesta, altri sette. Chiede solo un piccolo sforzo per garantire che il debito cambi traiettoria e per salvare la faccia alle regole dell’eurozona, ampiamente strapazzate per venire incontro a Roma. Fatto che non piace ai falchi – come i vicepresidenti della Commissione Katainen e Dombrovskis appoggiati da Berlino e dai governi del Nord – secondo i quali dare altro credito a Roma è pericoloso per la credibilità della moneta unica e di cattivo esempio verso i partner.
Juncker ha però deciso il contrario e manda il governo ai supplementari giocando con i tempi tecnici previsti dalle regole. Non raccomanderà subito ai ministri delle finanze di aprire la procedura, ma si limiterà a passare il rapporto con la bocciatura ai loro sherpa, che avranno due settimane per esaminarlo. Quindi il dossier finirà sul tavolo dei ministri della moneta unica (Eurogruppo) il 20 marzo, che in assenza delle misure richieste si limiteranno a lanciare messaggi minacciosi a Roma. Niente di più. La Commissione poi prenderà altro tempo, fino a fine aprile, per osservare cosa farà Padoan. Ma a maggio infine ci saranno le previsioni economiche di primavera, la vera cartina di tornasole, il punto di non ritorno. Se manovra non ci sarà stata, o se non sarà considerata efficace, lo si vedrà da quei numeri. E in caso di pollice verso scatterà la procedura.
Da qui a maggio, comunque, la Commissione monitorerà da vicino la situazione politica consapevole che in caso di elezioni anticipate la manovra bis slitterebbe, mettendo Bruxelles di fronte alla scelta di commissariare un Paese in campagna elettorale, dando fiato ai populisti, o di chiudere due occhi, sapendo che poi dopo il voto per la correzione sarà troppo tardi. Insomma, la bocciatura di oggi non è senza appello, ma fa entrare l’Italia in una fase più critica ed avvicina il governo, al momento inabile ad agire vista la crisi del Pd, alla procedura.

ALBERTO D’ARGENIO, La Repubblica

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