E-fattura di rigore nella Ue

Share

Fatturazione elettronica obbligatoria per i paesi europei, obbligo delle piattaforme online di riscuotere l’Iva sui servizi gestiti per terzi (come affitti brevi e trasporti) e registrazione Iva unica in Europa. È quanto ha proposto ieri la commissione europea all’interno della riforma dell’Iva digitale che si pone l’obbiettivo di raccogliere (almeno in parte) i 93 miliardi di euro di Iva che ogni anno vengono persi dalle casse dei paesi Ue. Ma arriva anche lo scambio dati delle criptovalute a fini fiscali con la proposta della riforma della direttiva sulla cooperazione amministrativa (Dac8).

Il primo pilastro della riforma riguarda la trasmissione dei dati Iva in tempo reale, come avviene già in Italia attraverso la e-fattura. L’adempimento era finora facoltativo, la riforma introduce l’obbligo. «Le frodi criminali in materia di Iva sono possibili perché l’attuale rendicontazione dell’Iva è troppo lenta per consentire agli stati membri di tenere il passo con il commercio intra-Ue, con informazioni che a volte arrivano mesi dopo una transazione», ha spiegato il commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni. La proposta quindi prevede uno standard a livello europeo per la rendicontazione in tempo reale delle forniture transfrontaliere, attraverso la fatturazione elettronica. Ciò significa che ogni transazione intracomunitaria di beni tra imprese dovrà essere accompagnata da una fattura elettronica, trasmessa alle autorità nazionali attraverso un database europeo. Ciò consentirà agli stati membri di «affrontare le frodi fornendo loro le informazioni in tempo reale di cui hanno bisogno per agire su transazioni sospette». La commissione stima che il passaggio al nuovo sistema di fatturazione elettronica aiuterà gli stati membri a recuperare fino a 11 miliardi di euro di entrate all’anno nei prossimi dieci anni. Inoltre, alleggerirà gli attuali obblighi di dichiarazione, facendo risparmiare alle imprese 4,1 miliardi di euro all’anno nello stesso periodo.

Il secondo pilastro della riforma Iva riguarda le regole per l’economia delle piattaforme online. Le attuali norme Iva fanno sì che molte transazioni per affitti bervi e di trasporto passeggeri forniti da piattaforme non siano tassate. La proposta mira quindi a rendere la piattaforma responsabile della riscossione dell’Iva dovuta quando il fornitore non lo fa. Il terzo pilastro riguarda la registrazione Iva unica in Ue. Molte imprese hanno ancora difficoltà a vendere ai consumatori in più stati membri a causa degli ostacoli amministrativi e di conformità che comporta la registrazione dell’Iva separatamente in ogni paese. L’intenzione è quella di estendere il nuovo sistema online per l’Iva sul commercio elettronico, entrato in vigore nel 2021, ad altre imprese che vogliono vendere ai consumatori in tutto il mercato unico. La proposta consente di registrarsi una sola volta ai fini dell’Iva per le loro attività in tutta l’Ue e di adempiere ai loro obblighi Iva in un’unica lingua, attraverso un unico portale online. Ciò farà risparmiare alle imprese, soprattutto alle Pmi, spiega la commissione, circa 8,7 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

Nuova direttiva anti elusione, Dac8. I fornitori di servizi di cripto-valori, indipendentemente dalle loro dimensioni o dalla loro ubicazione, dovranno segnalare le transazioni dei clienti residenti nell’Ue, sia che si tratti di transazioni nazionali che transfrontaliere. Tali regole entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026 in contemporanea allo strumento Ocse per la rendicontazione delle criptovalute.

Matteo Rizzi, ItaliaOggi