Le farmacie diventeranno dei luoghi di prevenzione attiva

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Un nuovo ruolo delle farmacie. Che, da semplici luoghi di dispensazione del farmaco, diventano a pieno titolo attori di prevenzione attiva e presidi sanitari di prossimità. È quello che emerge dalla ricerca pubblicata nel libro ‘Evoluzione della farmacia dei servizi. Prevenzione attiva e gestione delle cronicità’. Realizzato da Federfarma, con il contributo non vincolante di Sanofi, lo studio si basa su statistiche e documenti nazionali ed europei, in particolare del Centro di documentazione del Pharmaceutical Group of the European Union. Sulla base di queste fonti, e analizzando anche le best practices di Regno Unito, Belgio, Svizzera e Olanda, il volume mette in luce quanto la pandemia abbia contribuito ad accelerare il processo evolutivo della farmacia da semplice luogo di dispensazione del farmaco a primo presidio sanitario di prossimità in grado di erogare servizi al cittadino. La possibilità per il cittadino di accedere alle vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzali in farmacia, secondo la ricerca, assume un valore emblematico in tale contesto. Dalle potenzialità dell’innovazione digitale, con il Fascicolo sanitario elettronico, al ruolo del farmacista nel Piano Nazionale della Cronicità, lo studio mette in luce la necessità di rinnovare i modelli esistenti e adottarne di nuovi, convergenti e condivisi, sui quali impostare un’assistenza sanitaria uniformemente accessibile su tutto il territorio e incentrata sui nuovi bisogni di salute dei cittadini. Il volume è stato presentato questa mattina a Roma, presso l’Hotel Nazionale, in un convegno aperto dai saluti istituzionali del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e moderato dalla giornalista Rai Maria Soave. “Durante la pandemia, la presenza delle quasi 20mila farmacie presenti sul territorio, che sono rimaste sempre aperte, ha avuto un ruolo importante sin dalla prima fase – ha ricordato il sottosegretario – non solo nell’erogazione di servizi sanitari ma anche di consulenza, perché il cittadino aveva bisogno di un’interfaccia alla quale rivolgersi per i tanti dubbi su un virus ancora sconosciuto. Se non fosse esistita la rete di farmacie, l’azione di tracciamento del virus sarebbe saltata e sarebbero venuti meno anche i certificati che servivano a liberare i cittadini. Rivendico con orgoglio – ha aggiunto – di essere stato il primo firmatario dell’emendamento che ha introdotto la possibilità di vaccinare dentro le farmacie. Nelle vaccinazioni abbiamo quindi assistito a un’altra importante evoluzione della farmacia dei servizi”.Alla presentazione sono intervenuti Marcello Cattani, Presidente e Amministratore delegato Sanofi Italia (oltre che presidente di Farmindustria), Roberto Tobia, Segretario nazionale Federfarma e Presidente Pgeu, Massimo Ciccozzi, responsabile ricerca Epidemiologia molecolare campus Bio-medico di Roma, Marco Cossolo, presidente Federfarma, Luca Richeldi, direttore Unità operativa complessa Pneumologia del Policlinico Gemelli di Roma. Per Cattani “abbiamo davanti delle sfide molto forti, la più grande è quella delle competenze. Non possiamo permetterci il rischio che, da qui a dieci anni, si perdano professionisti perché attratti da altri Paesi. Anche per questo, le farmacie devono essere potenziate”. Il presidente di Farmindustria chiede al governo “un tavolo permanente di confronto per capire le strategie necessarie alla filiera, siano esse farmacie o industrie, che rimangono centrali perché hanno un ruolo produttivo”. Per Cattani è tempo di “scavallare il tema del payback, che è una tassa reale e rallenta il sistema rispetto ad altri paesi come la Francia, ad esempio. Si tratta di vincoli burocratici che non rispondono alle reali esigenze di cura”. Secondo Roberto Tobia “non abbiamo scoperto niente di nuovo, la farmacia è sempre stata un servizio primario ma la pandemia ha evidenziato questo ruolo. Non vogliamo essere considerati eroi – ha aggiunto – ma semplicemente professionisti che hanno fatto fino in fondo il loro lavoro”. Oggi, per il segretario di Federfarma, “dobbiamo fare quello scatto in più per superare la disomogeneità nell’accesso alle terapie che si verifica con quei pazienti, ad esempio gli anziani o le persone sole, che non sempre riescono ad accedere alle strutture ospedaliere”. Il presidente di Federfarma Cossolo ha spiegato che “abbiamo avuto 8mila farmacie che hanno vaccinato per il Covid. È ipotizzabile che quelle che faranno vaccini antinfluenzali saranno anche di più. Come Federfarma lancio una provocazione al governo, bisogna codificare un meccanismo per cui la farmacia che vaccina sia obbligata a inserire il dato in un database nazionale che però, poi, diventi patrimonio condiviso, così da capire quali numeri siamo capaci di raggiungere. Un altro lavoro che si può fare è quello sui richiamo dei vaccini, ad esempio l’antitetanica o quello del papilloma virus. Qui entriamo anche nel tema della prevenzione”. Le possibilità offerte dalla rete dei farmacisti, secondo Cossolo, erano però evidenti già da tempo. “La legge era lì da dieci anni, spiace che ci sia dovuta la pandemia per capire la farmacia dei servizi” ha commentato.