Nel mondo sanitario solo il 32% dei top manager è donna

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Si è concluso nell’aula San Camillo dell’Università Cattolica di Roma il convegno “Oltre il soffitto di vetro. Storia di successo di donne in sanità”, organizzato da Altems, Alta scuola di Economia e management dei sistemi sanitari della Facoltà di Economia. Nella survey fatta a livello globale dal Altems, si è visto che nel mondo sanitario, solo il 32% dei top manager è donna. “È una percentuale comunque superiore rispetto a quella italiana”, ha fatto notare Monica Calamai, direttrice generale Ausl Ferrara e commissaria Aoc Ferrara. “Anche la mia storia personale- ha proseguito- è stata di grandi opportunità ed entusiasmo, ma anche di grandi fatica. Nonostante ciò, la gestione del mio percorso stipendiale, ad esempio, non è mai stata al pari di quella del genere maschile”. Proprio per valorizzare la “tanta strada fatta” e per il “dovere etico di essere da esempio per le più giovani”, è nata la Community Donne protagoniste in sanità, di cui Calamai è coordinatrice: “L’idea è nata per lo sviluppo di una rete di sorrellanza che faccia forza e in effetti che ha permesso riflessioni che si stanno facendo strada”, ha detto Monica Calamai. Anche Celeste Condorelli, direttrice Progetti speciali e International Patient office della Fondazione Policlinico universitario A.Gemelli e socia fondatrice del Network Donne leader in sanità ha messo in evidenza l’importanza della rete, aggiungendo l’elemento della leadership : “In Europa- ha detto- c’è l’80% delle donne in sanità, in Italia il 70%. Quando si parla di leadership, però, il dato si capovolge. Ma è proprio la leadership che dà possibilità alle donne di proporsi e non essere sole. Le donne non sono inferiori agli uomini, si sentono solo meno forti nel proporsi”. Alla conferenza era presente anche Pierpaola D’Alessandro, vice direttrice generale dei Servizi alla persona e Salute del Comune di Roma. Per D’Alessandro, “Noi donne dobbiamo essere capaci di pianificare laddove si riesce e programmare. Ma la vera differenza femminile è quella che richiede il ‘jazz’, cioè l’improvvisazione. Io sono rimasta sola a marzo 2020 alla Asl di Frosinone, gli altri si erano ammalati. In quei momenti non hai obiettivi da raggiungere, devi improvvisare. Ma per improvvisare bisogna avere metodo”. D’Alessandro ha fatto anche notare la tendenza a far ricoprire alle donne posizioni di “vice” in ambito dirigenziale: “Io sono diventata dirigente per la prima volta a 28 anni ed ero vice. Ancora adesso sono vice”, ha detto. “Io non sono diventata dirigente a 28 anni ma a 40- ha detto Roberta Galluzzi, direttrice Risorse umane del Policlinico Gemelli- Nel frattempo ho anche fatto un figlio. E già nel 2002 potevo venire a lavoro con mio figlio perché avevamo un nido aziendale, intuizione che l’Università Cattolica ha avuto già negli anni 70. Ho continuato a lavorare anche durante le terapie per una malattia oncologica che mi ha colpito poco dopo e questo sicuramente mi ha dato un po’ l’illusione che la mia vita continuasse e la voglia di non abbandonare che ciò che era mio, il mio lavoro”, ha concluso. Al convegno hanno preso parte anche Americo Cicchetti, direttore ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore; Daniela Donetti, direttrice Generale AOU Sant’Andrea; Enrica Giorgetti, direttrice Generale Farmindustria; Stefania Mancini, cofounder I-Tel Top50 Women Tech; Eleonora Sansavini, amministratrice Delagato GVM Puglia ed Elena SINI, direttrice Sistemi Informativi GVM care and Reserch.