Yilport, non è stato approvato il nuovo piano industriale per il terminal container di Taranto

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 Nessuna approvazione del nuovo piano industriale di Yilport per il terminal container di Taranto ma solo presa d’atto. A fronte dei nuovi obiettivi di traffico indicati dal terminalista, si chiede di rispettare quelli che dovevano essere i volumi indicati nella concessione per i primi due anni di esercizio dell’infrastruttura, ovvero 105mila e 245mila teu, l’unità di misura dei container. C’è stato infatti il “mancato rispetto delle previsioni”. Si ritengono poi “parzialmente giustificabili” le motivazioni che Yilport, attraverso la società San Cataldo Container Terminal (SCCT), ha fornito in merito alle contestazioni espresse a febbraio scorso dall’Authority. Ovvero che la pandemia, il suo impatto sul traffico merci e sull’economia internazionale, non ha consentito di effettuare quello che, tra movimento container e investimenti, era stato dichiarato. Infine, si danno al terminalista due anni di tempo, che scatteranno probabilmente a decorrere da febbraio scorso, per ultimare le opere in sospeso.  Ma i due anni di proroga valgono anche per gli interventi a carico della stessa Authority, a partire dal dragaggio dei fondali antistanti il molo polisettoriale per portarli ad una profondità di 16,50 metri e consentire quindi l’attracco di navi più grandi.  Sono queste, in sintesi, le decisioni prese oggi dal comitato di gestione dell’Authority di Taranto chiamato ad esprimersi, dopo un’istruttoria tecnica, sul nuovo piano industriale che Yilport ha trasmesso il 2 maggio. Del comitato di gestione fanno parte l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, la Capitaneria di porto, in quanto autorità marittima, il Comune di Taranto e la Regione Puglia. E domani sarà il presidente dell’Authority, Sergio Prete, a riportare al partenariato del mare le decisioni odierne. Il partenariato é un organo allargato dove siedono i sindacati di categoria, Confindustria Taranto, gli operatori e i diversi soggetti che si occupano di portualità. Nessuna revoca della concessione a Yilport, quindi, ma l’indicazione di un diverso percorso. “Abbiamo ritenuto – spiega il presidente Prete – che il terminalista debba anzitutto impegnarsi per realizzare, nella ripartenza del terminal container, gli obiettivi di traffico che ha largamente mancato nei primi due anni di attività. Obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere indipendentemente dal dragaggio”.