Forfettari verso gli 85 mila euro

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Al lavoro per innalzare la soglia del regime dei forfettari a 85 mila prevedendo un exit tax su due anni per chi non rispetta i requisiti e si posiziona tra i 65 mila e gli 85 mila euro. Progressiva eliminazione della ritenuta d’acconto e progressiva mensilizzazione degli acconti. Sono queste alcune delle novità che troveranno sede nel nuovo testo del disegno della legge delega fiscale in fase di ultimazione anticipate e precisate dal sottosegretario all’economia Federico Freni (nella foto) intervenuto ieri al Tax Advisory Summit di ItaliaOggi. Una riforma, ha riconosciuto Freni, che ha avuto dei rallentamenti perché “ci sono sensibilità diverse rispetto al tema fiscale in una maggioranza così eterogenea. Sensibilità diverse hanno portato ovviamente a dei rallentamenti nel cammino della delega fiscale, rallentato ma non impedito perché alla fine una quadratura si è trovata”. Freni ha ricordato che la legge delega attualmente attende il voto della commissione finanze della camera per poi approdare nell’aula per il primo voto. Soffermandosi sui punti di forza della legge delega il sottosegretario ha evidenziato, concentrandosi sulla nuova figura del contribuente rispetto alla riforma immaginata nel 1970, che: “la delega fiscale ha immaginato un regime di scivolo progressivo che consenta di passare da regime forfettario a regime ordinario con uno scivolo che non penalizzi eccessivamente chi passa” Uno scivolo tra i 65 mila e gli 85 mila euro, alzando in tal modo anche l’asticella del regime: “non è ancora un’estensione del regime forfettario a 85.000 ma è un progressivo avvicinamento verso questo che è un obiettivo”, ha anticipato Freni che ha aggiunto come nella legge delega troverà spazio un intervento sul cashback fiscale, il via alla progressiva mensilizzazione degli acconti e l’abbandono della ritenuta di acconto, prendendo materia dalla pdl presentata da Alberto Gusmeroli . I lavoro sono stati aperti dal neo eletto presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei commercialisti Elbano De Nuccio, che proprio sui regimi sostitutivi e la riforma ha osservato rispetto all’impianto dell’Irpef: “Nello specifico risulta essere stata svuotata nella sua base imponibile questo ha generato una disparità di trattamento non solo tra comparti reddituali cioè reddito di lavoro dipendente rispetto al reddito di lavoro autonomo ma ha creato e generato anche disparità all’interno degli stessi comparti reddituali anche all’interno dei lavoratori autonomi, perché abbiamo lavoratori autonomi che possono accedere al regime sostitutivo e altri lavoratori autonomi che per superamento di determinati limiti di fatturato invece non possono accedere a quel regime sostitutivo. Questo», ha continuato De Nuccio, «ci porta ovviamente a fare delle riflessioni, delle riflessioni operative rispetto all’urgenza la necessità di mettere mano all’impianto di riforma». Per i commercialisti sono tre le direzioni di intervento: codici tributari, la riforma dell’Irpef con l’abbattimento della pressione fiscale e infine confrontarsi nella scrittura delle norme con i professionisti, come i commercialisti che poi quelle norme le vivono. Giuseppe Marino professore di diritto tributario dell’università statale di Milano, si è soffermato sull’approvazione, da parte del governo, del disegno di legge delega della giustizia tributaria, osservando che: «la legge delega risolve dei tre elementi, quantitativo, qualitativo e temporale, del contenzioso tributario quello qualitativo. Un passo molto importante avere dei magistrati che siano professionalizzati che siano di carriera. Rispetto ai giudici attuali, dichiara Marino, «è indubbiamente un modo per aumentare la qualità dell’output in termini di sentenze». Resta però il nodo delle pendenze dei ricorsi e i tempi lunghi anche del processo tributario, calcolando tra i tempi di imposta accertabili e l’iteri fino in cassazione almeno 15 anni prima che l’imposta contestata possa eventualmente essere incassata dalla stato. Per Marino poi il vero tema è quello delle sanzioni, promuovendo un rapporto realmente collaborativo con il fisco.

Perplessità sulla riforma a costo zero sono state manifestate da Andrea De Bertoldi, senatore di FdI: «le coperture non necessariamente devono essere le coperture che aumentano l’imposizione», spiega il senato di FdI, «le coperture possono anche essere quelle della retroazione fiscale cioè i benefici dell’utilizzo virtuoso della leva fiscale perché se si potessero utilizzare le retroazioni fiscali noi potremmo andare nell’ottica delle politiche espansive quindi delle politiche di crescita». Sulla situazione delle aziende dopo la pandemia e alle prese con le richieste di pagamento dei debiti fiscali è infine intervenuta Marcella Caradonna, presidente dell’ordine dei commercialisti di Milano. La presidente dei commercialisti milanesi ha evidenziato che arrivano segnalazioni di imprese in corto circuito tra le richieste di pagamento del fisco e gli effetti della crisi e delle chiusure: «sono fermamente convinta che chi ha dichiarato e non ha pagato o è masochista e quindi ha deciso di far capire che ha un debito oppure effettivamente non aveva i fondi per pagare quindi andare il più possibile incontro a questo contribuente», attraverso ad esempio maggiori rateazioni delle cartelle.

Cristina Bartelli, ItaliaOggi