Secondo uno studio, mangiare male può danneggiare pianeta

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 Il modo in cui la popolazione umana si nutre, con un aumento degli alimenti molto lavorati, ha un impatto negativo sulla biodiversità. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul British Medical Journal Global Health, condotto dagli scienziati dell’Università di São Paulo, in Brasile, che hanno esaminato gli effetti associati al consumo di cibi e bevande particolarmente lavorati sull’ambiente. Mangiare in modo poco salutare, spiegano gli autori, non è solo dannoso per l’organismo, ma può provocare anche una serie di conseguenze negative sulle forme di vita presenti sul pianeta. Snack, bibite, prodotti a base di carne, pizza, pasti pre-cotti e surgelati e molti prodotti industriali, aggiungono gli esperti, stanno diventando sempre più elaborati e possono provocare un impatto sull’agrobiodiversità. Il team, guidato da Carlos Augusto Monteiro, ha valutato 7.020 alimenti ultra-lavorati venduti nelle principali catene di supermercati brasiliani che contenevano sostanze derivate da canna da zucchero (52,4 per cento), latte (29,2 per cento), grano (27,7 per cento), mais (10,7 per cento) e soia (8,3 per cento). Il 90 per cento dell’apporto energetico dell’umanità proviene da 15 colture, precisano gli studiosi. Stando a quanto emerge dal lavoro, la diversità genetica delle piante utilizzate per il consumo umano sta diminuendo significativamente. Le specie vegetali adatte al consumo umano sono più di settemila, ma meno di 200 sono state prodotte a un livello industriale rilevante, e solo nove tipologie costituiscono il 66 per cento del peso totale di tutta la produzione agricola del 2014. Questo monopolio delle colture, commentano gli esperti, contribuisce a rendere le abitudini alimentari meno diversificate, con cibi ultra-lavorati che sempre di più sostituiscono la varietà di sostanze che sarebbe positiva per l’organismo e per un regime alimentare sano ed equilibrato. I prodotti estremamente lavorati utilizzano grandi quantità di terra, acqua, energia, erbicidi e fertilizzanti, il che può essere negativo per l’ambiente, aumentando le emissioni di gas serra e l’accumulo di rifiuti derivanti dagli imballaggi. “Il rapido aumento dei prodotti alimentari estremamente lavorati – concludono gli autori – continua a esercitare pressioni sulla diversità delle specie vegetali commestibili. Nel futuro, sarebbe utile diversificare le colture e promuovere una dieta più equilibrata e diversificata. Questo potrebbe favorire la salute delle persone e la biodiversità. I responsabili politici rilevanti a tutti i livelli, i ricercatori, le organizzazioni professionali e della società civile e i gruppi di azione dei cittadini devono essere parte di questo processo”.