Età di pensionamento flessibile

Share

Si potrà decidere liberamente l’età di andare in pensione. Ferma restando l’età “legale” (oggi 67 anni), il lavoratore potrà anticipare o posticipare il suo addio al lavoro, sapendo di ricevere un importo più basso (primo caso) o più alto (secondo caso) di pensione. È la c.d. «flessibilità nell’uscita dal mercato del lavoro» che compare tra gli obiettivi strategici del ministero del lavoro per il 2022, voluti dal ministro del lavoro, Andrea Orlando, che li fissa nella direttiva n. 28/2022. Tra le altre priorità: attuazione della riforma degli ammortizzatori e più occupazione e sicurezza, a tal fine istituendo due nuove «direzioni»: per la sicurezza e per le politiche attive.

Il post Covid. La direttiva arriva quando è prossima l’uscita dal Covid. Se nel periodo di pandemia sono state garantite le misure per evitare perdita di posti di lavoro e assenza del reddito ai cittadini, ora è tempo di cambiare direzione per traghettare verso un’economia più innovativa e sostenibile, dal punto di vista ambientale, e più inclusiva sotto il profilo sociale. Il nuovo corso, già in atto, è facilitato dall’attuazione del Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza).

La programmazione. La direttiva, tra l’altro, chiede di dare completa attuazione alla riforma degli ammortizzatori. Si tratta, evidentemente, delle novità della legge bilancio 2022 che mirano a universalizzare la cassa integrazione. Ancora prevede il rafforzamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive per vari scopi: promozione dell’occupazione di giovani, donne e soggetti vulnerabili. Altro obiettivo è il rafforzamento della prevenzione, mediante l’aggiornamento della norme sulla sicurezza e il rafforzamento della funzione ispettiva dell’Inl.

Due nuove direzioni. La prima direzione di nuova istituzione è la «Direzione generale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro», con compiti di vigilare e monitorare l’attuazione, nei luoghi di lavoro, della disciplina sulla sicurezza. Mission specifica è realizzare e rendere operativo il «Sinp» dopo la riforma dell’anno scorso. L’altra nuova direzione è la «Direzione generale delle politiche attive del lavoro», che dovrà fornire supporto per l’individuazione delle linee d’indirizzo, appunto, delle politiche attive. La direzione sarà impegnata anche sul versante «Istruzione e formazione professionale» (leFP), tramite potenziamento dell’apprendistato.

Capitolo pensioni. La direttiva, infine, prevede un «intervento sul sistema pensionistico, attraverso il dialogo e il confronto con le parti sociali, volto a garantire un sistema equo e flessibile nell’uscita dal mercato del lavoro». Un sistema «equo» e «flessibile» di pensionamento è quello che, a partire da un’età “legale” (oggi 67 anni, ma è destinata a crescere con la speranza di vita) consente di anticipare/posticipare l’effettiva età di pensionamento («flessibilità») agendo sul calcolo della pensione: cala se si anticipa e cresce se si posticipa, rispetto all’età “legale” («equità»). Già oggi il sistema funziona in questi termini, ma al solo fine di preservare i conti pubblici. Quindi con zero duttilità per i lavoratori. I quali possono anticipare di tre anni la pensione (64 anni) solo se hanno maturato un assegno mensile di almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè circa 1.300 euro. In senso contrario, però, se a 67 anni non hanno maturato una pensione almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale (circa 700 euro mensili) non possono mettersi in pensione e devono continuare a lavorare finché non maturano quell’importo minimo di pensione, comunque non oltre i 71 anni d’età.

Daniele Cirioli, ItaliaOggi