Scoperta una nuova terapia per il tumore ovarico e del colon

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 Un trattamento innovativo potrebbe essere impiegato per contrastare efficacemente il cancro ovarico e del colon-retto. Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, descritto sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati della Rice University, dell’Università del Texas, dell’Università della Virginia, che hanno valutato le potenzialità dell’approccio in un modello murino.  Il team, guidato da Omid Veiseh e Amanda Nash, riferisce di aver eliminato le neoplasie nei topolini in appena sei giorni. Il gruppo di ricerca ha utilizzato delle minuscole ‘fabbriche di farmaci’ impiantabili, per fornire dosi elevate e continue di interleuchina-2, un composto naturale che attiva i globuli bianchi per combattere il cancro.
Con la grandezza della testa di uno spillo, continuano gli esperti, queste sfere possono essere inserite nell’organismo tramite un intervento minimante invasivo. Gli esperti hanno selezionato componenti e sostanze già considerate sicure per l’uomo. “Una volta determinata la dose corretta – afferma Veiseh – questi trattamenti possono essere somministrati nelle aree del corpo che necessitano la terapia finché il tumore non viene eliminato. Siamo stati in grado di eliminare i tumori nel 100 per cento degli animali con cancro ovarico e nell’87,5 per cento del campione con tumore del colon-retto”.
L’interleuchina-2, spiegano gli autori, è una citochina, una proteina utilizzata dal sistema immunitario per riconoscere e combattere le malattie, ed è stata approvata dalla FDA per il trattamento dei pazienti oncologici. L’approccio sviluppato dal gruppo di ricerca, però, sembra indurre una risposta immunitaria più forte rispetto ai regimi in uso.
“Questo sistema – commenta Nash – potrebbe essere impiegato nelle terapie per tumori solidi in altre parti del corpo. Le fabbriche di farmaci potrebbero essere collocate vicino ai tumori e all’interno dei rivestimenti che circondano quegli organi e la maggior parte degli altri. Le sfere, realizzate con materiali riconosciuti come corpi estranei ma non immediatamente pericolosi dall’organismo, possono essere anche ingegnerizzate per produrre composti immunoterapici specifici”.
“Abbiamo riscontrato che le reazioni da corpo estraneo in modo sicuro e robusto hanno interrotto il flusso di citochine dalle capsule entro 30 giorni – conclude Veiseh – e abbiamo dimostrato la possibilità di somministrare in sicurezza un secondo ciclo di trattamento in caso di necessità”.