Scoperto un meccanismo che porta alla sclerosi multipla

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Un particolare comportamento dei Neutrofili Trappole extracellulare (NET), un meccanismo immunitario innato per combattere i batteri patogeni, funghi e parassiti, potrebbe svolgere un ruolo primario nell’insorgenza di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla (SM). Lo suggerisce uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati dell’Australian National University (ANU), e della Johannes Gutenberg-University Mainz in Germania, che hanno individuato una possibile spiegazione immunitaria per delle patologie come la SM. Il team, guidato da Alicia Wilson, ha esaminato le Th17, delle cellule che possono promuovere l’insorgenza di malattie autoimmuni. “Questa scoperta – commenta Wilson – fornisce un nuovo obiettivo terapeutico per interrompere la risposta infiammatoria dannosa. Grazie alle nuove conoscenze acquisite, potremmo sviluppare trattamenti più efficaci per la SM e per altre condizioni autoimmuni”. I NET, spiegano gli esperti, sono prodotti da un sottoinsieme di globuli bianchi chiamati neutrofili, uccidono i batteri nocivi e sono progettati per proteggere il corpo dalle infezioni. I ricercatori hanno tuttavia scoperto che questo meccanismo può portare a una manipolazione delle cellule Th17, che sono normalmente benefiche, ma in caso di iperattività possono provocare gravi infiammazioni.
 “Comprendere il meccanismo per cui i NET inducono le cellule Th17 ad agire in modo dannoso per l’organismo – commenta Anne Bruestle, dell’ANU – è fondamentale per inibire gli effetti negativi di questo processo”.
 Stando alle analisi del gruppo di ricerca, un farmaco sviluppato da Christopher Parish, dell’ANU per il trattamento della sepsi, potrebbe essere in grado di contrastare l’aumento di attività delle Th17 e aiutare i pazienti con SM.
“Per adesso non abbiamo modo di prevenire malattie autoimmuni come la sclerosi multipla”, conclude Bruestle. “Speriamo che queste terapie possano contribuire al trattamento delle condizioni e dei sintomi, in modo da migliorare la qualità della vita dei pazienti e rendere più gestibile la patologia”.