Editori tedeschi contro Google: addio ai cookie

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Le persone vogliono un web più privato e sicuro: idee per costruirlo

I colossi della pubblicità e dell’editoria tedesca hanno fatto appello all’Unione Europa affinché intervenga sul piano di Big G. L’obiettivo è quello di mettere fine all’utilizzo dei “cookie di terze parti”.
I cookie, conosciuti come stringhe di testo all’interno dei siti web, posizionano ed archiviano direttamente e indirettamente all’interno di un dispositivo terminale nella disponibilità dell’utente medesimo (un computer, un tablet, uno smartphone..). Queste stringhe di testo sono memorizzate dai browser, che le trasmettono nuovamente ai siti che li hanno generati in occasione di una successiva visita del medesimo utente, mantenendo così memoria della sua precedente interazione con uno o più siti web. Le informazioni contenute sono variegate, tra le quali dati personali, come un indirizzo IP, un nome utente, un indirizzo e-mail, le impostazioni della lingua, informazioni sul tipo di dispositivo utilizzato dalla persona nella navigazione.

Margrethe Vestager mette in evidenza che il colosso Usa starebbe infrangendo le norme comunitarie con il piano di escludere i cookie di terze parti dal suo browser Chrome, a partire dal prossimo anno, impedendo così agli altri attori del mercato di utilizzare le informazioni che si riescono a raccogliere sugli utenti attraverso questo sistema. Se così si dovesse aprire una procedura, nota il Ft, rientrerebbe nel canale delle iniziative Ue che possono arrivare a sanzionare le aziende per un valore fino al 10% dei ricavi globali.

Gli editori chiedono di vedere tutelata la posizione in cui sono autorizzati a chiedere ai propri utenti il consenso al trattamento dei dati, senza che Google acquisisca questa decisione. Google deve rispettare il rapporto tra editori e utenti senza interferire.

“Le persone vogliono un web più privato e sicuro: abbiamo proposto idee per aiutare a costruirlo grazie a nuovi strumenti pubblicitari che proteggano la privacy e prevengano un tracciamento opaco, continuando allo stesso tempo a supportare l’esistenza di un web gratuito grazie alla pubblicità”, il commenta un portavoce di Google.