Dati fiscali su una nuvola nel 2025

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I dati fiscali finiranno su una nuvola entro il 2025. La trasmigrazione riguarderà le 161 banche dati che attualmente detengono senza dialogare informazioni fiscali e che sono visionate da 41 milioni di contribuenti che pagano l’imposta sul reddito; da oltre 250.000 avvocati, più di 118.000 dottori commercialisti, e circa 1.500 esperti contabili; e da numerosi enti pubblici nazionali. Il bando di gara e il collaudo dell’infrastruttura Psn (polo strategico nazionale) che dovrà gestire e guidare il passaggio dei dati in nuovo ambiente condiviso è previsto per il 2022, nel frattempo Sogei continuerà a erogare i servizi cloud che attualmente eroga. Sono queste alcune indicazioni che ha fornito Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, in audizione ieri in commissione anagrafe tributaria.

«Il fisco italiano dispone quindi di un potenziale conoscitivo elevatissimo», ha osservato Colao, «frutto della combinazione tra i due elementi che ho appena descritto: le numerose banche dati fiscali esistenti e il flusso quotidiano di dati che le arricchiscono. Eppure, paradossalmente, il sistema fiscale presenta criticità sia sul fronte dei costi amministrativi per cittadini e imprese, sia su quello del recupero dell’evasione e del sommerso

Colao ha spiegato che ha disposizione di questo processo ci sono 11 mld:«Il PNRR mette a nostra disposizione 50 miliardi di Euro per realizzare numerosi progetti di transizione digitale, agendo in particolare per la parte di mia specifica competenza su infrastrutture, servizi pubblici e competenze digitali. Fra progetti a favore della diffusione della banda larga (fissa e mobile), infrastrutture cloud, piattaforme di interoperabilità e di notificazione digitali, nuovi e più accessibili servizi parliamo di circa 11 miliardi di risorse disponibili, da investire da oggi fino al 2026».

Secondo il ministro con la trasmigrazione dei dati fiscali nel cloud si avranno due effetti: maggiore condivisione delle informazioni e quindi il miglioramento della interoperabilità delle banche dati. Primo beneficio è nella riduzione dei costi sia per i contribuenti sia per le amministrazioni. Con il cloud, insomma si riuscirà a realizzare l’impegno da sempre proposto in ottica di riforma fiscale: evitare le doppie comunicazioni, la semplificazione dell’accesso alle banche dati, e l’erogazione dei servizi supplementari. A l momento secondo la ricognizione fornita nell’audizione sono due su 161 gli esempi di banche dati dialoganti: sportello unico doganale, pago Pa. In fase di completamento c’è poi l’anagrafe immobiliare integrata, il cui obiettivo, ha spiegato Colao è di: «il cui obiettivo finale è costituire un’unica fonte informativa e gestionale di oltre 75 milioni di unità immobiliari e di 86 milioni di particelle terreni (censiti dal Sistema Integrato del Territorio) e dei 9,5 milioni di persone fisiche e 1,5 milioni di persone giuridiche titolari di diritti reali immobiliari.

Cristina Bartelli, ItaliaOggi