Taranto e le case ad 1 euro, arrivano richieste dall’estero

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Richieste anche da Stati Uniti e Brasile per il nuovo bando lanciato dal Comune di Taranto per la cessione al prezzo simbolico di 1 euro di case nella città vecchia. Si tratta di immobili disabitati e abbandonati da tempo, che appartengono al patrimonio comunale, e che i privati, acquisendoli in proprietà ad un euro, si impegnano a ristrutturare e ad utilizzare. La commissione aggiudicatrice ha effettuato, tramite sorteggio pubblico, l’assegnazione degli ultimi due immobili legati all’iniziativa “Case a 1 euro”. Secondo l’assessore al Patrimonio del Comune di Taranto, Gianni Cataldino, “sono diversi gli investitori internazionali che hanno deciso di scommettere nel centro storico della città in queste prime due edizioni”. Due, infatti, i bandi sinora lanciati dal Comune. Per Cataldino, si è avuta “conferma ulteriore dell’attrattività del nostro prezioso patrimonio, riconosciuto a livello globale. Dopo il primo rogito firmato nei giorni scorsi, il lavoro dell’amministrazione comunale e dei tecnici procede nel processo di attuazione di tutte le opere assegnate per continuare a investire con impegno costante nel piano di rigenerazione e valorizzazione della nostra isola madre”. Il primo bando risale al periodo agosto-novembre 2020, ha proposto 7 immobili e si è già concluso con le assegnazioni. Il secondo bando, invece, si è chiuso lo scorso luglio e con esso il Comune di Taranto ha voluto premiare soprattutto i progetti che promuoveranno l’economia circolare e la riqualificazione di porzioni più ampie rispetto al singolo immobile acquistato. Nel secondo bando sono stati offerti 9 edifici “cielo-terra” per un totale di circa 50 unità abitative. Con questa operazione, i privati acquisiranno la proprietà dell’immobile. Saranno a loro carico i costi della ristrutturazione dell’appartamento o dell’edificio.
Inoltre, i privati dovranno provvedere a dotarsi di tutte le autorizzazioni, compresa quella della Soprintendenza, coerenti con la destinazione d’uso. I lavori vanno conclusi entro un anno dal rilascio del titolo abilitativo edilizio, salvo proroghe motivate. Rispetto al primo bando, il secondo ha semplificato la procedura ed ha inserito nuovi criteri di valutazione. Tra di essi, rientrano l’uso di materiali ecosostenibili nella ristrutturazione, il basso impatto ambientale, il basso impatto energetico e la completezza della documentazione di progetto. Nella valutazione, 30 punti vengono attribuiti se il progetto presentato si integra con un bene adiacente o situato nelle “immediatissime vicinanze”. Inoltre, il punteggio più alto è attribuito a chi userà il bene concesso come abitazione, propria o da mettere in locazione. Un punteggio decrescente è invece assegnato agli usi ricettivi, commerciali, culturali e del terziario. Porterà a una valutazione sfavorevole “l’utilizzo di materiali discordanti con il contesto di riferimento”. Taranto, infine, resta tuttora il più grande comune italiano che sta facendo questa esperienza.