Paciano

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Evviva la dolce Umbria! Oggi sono qui, a Paciano, il più piccolo comune della regione, in provincia di Perugia. È un bel borgo, che si trova sul monte Petrarvella. Conta un po’ meno di mille abitanti, confina con Castiglione del Lago, Città della Pieve, Panicale, Piegaro e si trova a 391 metri di altitudine. L’origine del nome è ignota, circolano diverse ipotesi. Alcuni pensano che derivi da Pacius, un prediale, possedimento terriero di epoca romana. Altri sospettano che il nome derivi dal latino Pax Iani, la pace di Giano, il dio degli inizi, materiali e immateriali, una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Solitamente raffigurato con due volti (il cosiddetto Giano Bifronte), poiché il dio può guardare il futuro e il passato. Nel caso del Giano Quadrifronte, le quattro facce sono rivolte ai quattro punti cardinali. C’è anche chi crede che Paciano derivi dal latino Pagus Dianus, “villaggio luminoso”.
 Si menziona Paciano  in una bolla imperiale di Carlo quarto, che volle donare a Guglielmo di Beaufort, nipote di papa Clemente sesto, un fondo e alcune importanti terre. Paciano conserva miracolosamente la sua struttura medioevale, legata ad una pianta a ventaglio dove si aprono tre strade parallele collegate dai vicoli. Il borgo è chiuso da una cinta muraria lunga più di 500 metri: qui sono presenti sette torri di guardia e tre porte di accesso chiamate La Perugiana, la Rastrella e la Fiorentina.

La prima chiesa che trovate nel borgo è dedicata a San Sebastiano. Qui troverete due meraviglie del rinascimento: la chiesa conserva il suggestivo Martirio di San Sebastiano dipinto da Pietro Perugino e la celebre Madonna col Bambino, angeli musicanti e santi Agostino e Maria Maddalena, di Raffaello Sanzio.
Opportuna anche una visita alla chiesa collegiale di San Michele Arcangelo, che vi darà la possibilità di ammirare altri capolavori del rinascimento: ne cito solo uno, l’adorazione dei pastori di Giovanni Battista Caporali, un allievo del Perugino. Molto bello inoltre il palazzo del podestà, un edificio tipico dello stile gotico-lombardo.
 A dicembre, nel borgo, si svolge la festa dell’olio, molto popolare nella comunità. Nella consueta sosta gastronomica, vi consiglio di assaggiare il torcigione: è un gustosissimo dolce a forma di serpentello composto da uova, zucchero, mandorle, pinoli, frutta candita, alchermes ovvero il liquore rosso della nonna, e chicchi di caffè. Per raggiungere il borgo vi consiglio di prendere il treno per Chiusi e proseguire con un’auto a noleggio.