Riforma pensioni: governo studia flessibilità a 63 anni

Maria Cecilia Guerra in una foto di archivio. ANSA / MATTEO BAZZI
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In autunno la riforma delle pensioni potrebbe entrare nella prossima legge di bilancio. Attualmente, l’unica certezza è che Quota 100 (la misura che permette di andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi) scadrà alla fine dell’anno e non sarà rinnovata, né riproposta in altre versioni.

Riforma pensioni

Tra le proposte avanzate fino ad ora, il governo Draghi sta valutando un’uscita flessibile dai 63 anni. La sottosegretaria all’Economia, Maria Cecilia Guerra (nella foto), ha spiegato:

“Si va in pensione un po’ prima a 63, 64 o 65 anni, e si accetta una penalizzazione” dell’assegno Inps la riforma potrebbe anche avere un respiro più ampio, affrontando il tema delle “pensioni di garanzia per i giovani e per le donne” e valorizzando “ai fini della pensione i periodi dedicati al lavoro di cura e quelli dedicati al lavoro di formazione da parte dei giovani, e non solo. Una contribuzione figurativa più bassa di quella ordinaria ma che permetterebbe di avere pensioni decenti, che evitino il ricorso all’assistenza”. Il governo considera anche Opzione Donna e l’Ape sociale.

Cosa sono Opzione donna e Ape sociale

Con l’Opzione donna si può accedere alla pensione con 58 anni di età per le dipendenti e 59 anni per le autonome, ma è necessario aver versato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2020. In questo caso l’assegno è cumulabile con i redditi da lavoro. È stata la legge di bilancio 2017 a prevedere invece l’Ape sociale, un’indennità a carico dello Stato erogata dall’Inps, a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge con almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero.

L’Ape sociale è una misura sperimentale entrata in vigore il 1° maggio 2017 la cui scadenza è stata prorogata fino al 31 dicembre 2021. Ultimamente il governo Draghi starebbe valutando un’ulteriore un’estensione della misura, così come un allargamento della platea dei beneficiari come misura di sostituzione di quota 100.

Cosa propongono i sindacati

Per la riforma delle pensioni che punta al superamento di quota 100, i sindacati hanno proposto di andare in pensione dai 62 anni, o con 41 di contributi a prescindere dall’età. Un’ipotesi considerata costosa, a meno che i prepensionati non si accontentino di un assegno un po’ più basso, o che non si trovi un meccanismo di sostegno delle pensioni anticipate, sul modello del fondo costituito dai bancari. Paolo Capone, Leader UGL ha invece proposto la creazione di un fondo ‘ad hoc’ per accompagnare i lavoratori alla pensione.

“In vista della prossima Manovra finanziaria, l’UGL si batterà in tutte le sedi per affrontare un tema essenziale quale la riforma del sistema previdenziale. In primis, occorre scongiurare in ogni modo l’ipotesi di un ritorno della ‘Legge Fornero’, una misura fallimentare dettata dalla logica miope dell’austerity e fondata sul taglio indiscriminato delle tutele e dei diritti sociali dei lavoratori. In tal senso riteniamo prioritario mantenere meccanismi di flessibilità in uscita, pertanto, per il superamento di ‘Quota 100’ la migliore soluzione resta ‘Quota 41’. In alternativa, sosteniamo la proposta di istituire un maxi fondo pari a circa a 3 miliardi di euro necessario per accompagnare i lavoratori alla pensione ed evitare la rigida applicazione dello scalone di 5 anni fino ai 67 anni di età. Un fondo ‘ad hoc’, dunque, che consenta l’uscita anticipata dal mondo del lavoro favorendo altresì la ristrutturazione delle aziende e l’ingresso di nuove competenze, nell’ottica di agevolare il ricambio generazionale e il processo verso la transizione digitale.

Tale misura andrebbe peraltro integrata con altri strumenti come i contratti di espansione, la riforma degli ammortizzatori, la proroga di ‘Opzione donna’, nonché la stabilizzazione e il rafforzamento dell’Ape sociale per i lavoratori che svolgono attività usuranti o che si trovano in stato di disoccupazione. L’UGL non intende indietreggiare sul fronte delle garanzie e dei diritti acquisiti e chiede al Governo di avviare un dialogo effettivo con le parti sociali per dare voce alle istanze dei lavoratori.”