DaD, gli studenti non riescono a stare attenti

Share

 “Nella pratica quotidiana della didattica a distanza non c’è stato alcun significativo cambiamento metodologico e organizzativo rispetto a prima pandemia”. Così Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, sintetizza i risultati della ricerca ‘La DaD nell’anno scolastico 2020-21: una fotografia. Il punto di vista di studenti, docenti e dirigenti’, elaborata col Centro studi Crenos e il dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’università di Cagliari.
 Il 65% degli alunni si è sentito più stanco dopo una giornata di lezioni online e il 73% ha denunciato difficoltà a stare attento, condizioni confermate anche dai docenti. La maggior parte degli studenti ha affrontato con meno ansia verifiche e interrogazioni, più che altro perché in DaD è più facile copiare o ricevere suggerimenti, come ha ammesso il 70%. Per 2 su 3 i voti non sono cambiati rispetto a quelli ottenuti in presenza, ma solo il 57% sostiene di aver imparato almeno quanto avrebbe fatto frequentando in presenza. Il 91% degli studenti ha dichiarato di aver trascorso tra le 5 e 6 ore al giorno collegato in video per attività in sincrono. Solo l’8% delle scuole ha modificato il quadro orario.
 Per 9 ragazzi su 10 lezioni in video, verifiche e compiti a casa sono state le uniche attività condotte da tutti i docenti, senza particolare differenza tra e materie. Solo in un caso su 2 sono state proposte anche attività di ricerca da svolgere in autonomia e/o in gruppo. In meno di 1 caso su 5 sono state sperimentate le più innovative piattaforme digitali con giochi didattici, app ed esercizi interattivi per personalizzare i percorsi di apprendimento.
 “Quasi tutte le scuole superiori italiane hanno riproposto online e in sincrono la tradizionale didattica basato su lezione frontale, compiti a casa e verifiche, senza un ripensamento dei tempi, delle attività e degli strumenti, che tenesse conto della differenza di fare scuola in classe o a distanza”, riassume Gavosto. “E senza un vero sforzo di sperimentare strategie per valorizzare di più autonomia e protagonismo dei ragazzi”.   La rilevazione ha riguardato un campione rappresentativo di 123 scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, in tutta Italia. In ogni istituto sono stati proposti questionari cui hanno risposto 105 dirigenti scolastici, 3.905 docenti e 11.154 studenti.
Le risposte spiegano perché i ragazzi faticano a seguire le lezioni a distanza, a tenere alte motivazione e attenzione e a interagire con docenti e compagni.
 L’85% dei docenti ha dichiarato di possedere competenze più che sufficienti o del tutto adeguate alle esigenze della DaD, ma i dirigenti scolastici non sono stati dello stesso parere: al contrario, si sono soffermati sui bisogni formativi, ancora da colmare, dei professori, più che dei ragazzi.
 “L’indagine rivela che la formazione dei docenti è stata svolta soprattutto per migliorare le competenze nell’uso delle piattaforme informatiche, ma molto meno per sviluppare quelle sulle metodologie didattiche e di valutazione specifiche per un contesto DaD”, spiega Adriana Di Liberto, ricercatrice del Crenos e docente ordinaria di Politica economica all’università di Cagliari. “Inoltre, la formazione è avvenuta perlopiù con risorse interne, col probabile risultato che si sia operato in modo più efficace laddove le condizioni di partenza erano già migliori che altrove. Vi è, quindi, il rischio che anche il modo in cui è stata impostata e gestita l’organizzazione della DaD nelle scuole superiori italiane possa influire negativamente sulle già troppo ampie disuguaglianze educative del nostro Paese”.
 Anche quando la DaD non era proponibile come alternativa a particolari attività didattiche, come nel caso dei laboratori tecnico-pratici che le restrizioni anti-Covid consentivano in presenza, più di 2 docenti su 3 non li hanno attivati per ragioni legate al rischio pandemico.
Solo 1 studente su ha trovato più agevole interagire coi docenti in DaD che in presenza. Tutti gli altri hanno riferito di un peggioramento delle comunicazioni e interazioni.
 Per docenti e dirigenti scolastici il rischio della DaD nel medio-lungo periodo è un aumento degli abbandoni nell’intero sistema italiano. Lo ritiene probabile il 52% dei professori e il 68% dei presidi.