Il lato sexy della storia / La condanna di Eva, seduttrice originale che finisce vittima della propria bellezza

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Simbolo del peccato, circuisce Adamo dopo essere stata traviata dal male. Ma la cacciata dal Paradiso non è troppo?

(di Cesare Lanza per LaVerità) Seduttrice certo e di più: anche sedotta e sempre seducente. Molto interessante, inoltre, la presenza nella cultura ebraica del personaggio antecedente a Eva, ovvero la malefica Lilith. Tutte e due vengono rappresentate, sia pure in momenti e modi diversi, come abili seduttrici, capaci di indurre Adamo a muoversi a loro piacimento. Ed Eva era anche bella? Mah! Vale una battuta assai diffusa: c’era solo lei, in quell’inizio del mondo, nessuna possibilità di confronto o di scelta. Adamo, di conseguenza, doveva accontentarsi. Comunque, nella ingente letteratura, e anche nei quadri, Eva è descritta e dipinta come una femmina leggiadra, bella, perfino incantevole. Eva è il nome che Adamo, primo uomo secondo la Genesi, ha dato alla sua compagna dopo che l’aveva chiamata «donna». La Bibbia dà di questi due nomi un’etimologia popolare. Eva di fatto deriva da «vivente» o «che suscita la vita» (Madre dell’umanità). Il nome «donna» (‘iSèhàh) viene considerato come forma femminile di ‘ièh (uomo). E definire donna come «uom-a» indica una relazione essenziale: sia per origine che per finalità, la donna costituisce una unità con l’uomo. A ciò allude anche il racconto di Genesi: la donna è creata dal fianco del primo uomo. Eva è venerata come santa della Chiesa cattolica, che la considera un personaggio realmente esistito. Nella creazione, una prima versione della Genesi afferma che Eva fu l’ultima creatura voluta da Dio, contemporaneamente ad Adamo: nel sesto giorno, dopo che erano stati creati piante, animali e uccelli, prima che il Signore si riposasse (nel settimo giorno). Nella seconda versione invece, ben diversa rispetto alla prima, Adamo è creato per primo dalla polvere ed Eva solo successivamente (dopo piante, animali e uccelli, da una costola dell’uomo). Credere o non credere? Lo scetticismo è ragionevole.

Un importante studioso storico del Cristianesimo, Remo Cacitti, non senza ironia scrive: «Che la colpa di un remoto e mitico progenitore ricada su tutti i discendenti attraverso i secoli può risultare credibile solo in base a un’obbedienza dogmatica. La Chiesa, però, continua a ritenerla centrale nella sua dottrina, come ribadisce anche l’ultimo catechismo, che definisce il peccato originale «un fatto accaduto all’inizio della storia dell’umanità». Un «fatto», dunque, nonostante le ricerche abbiano attribuito a quel racconto un carattere mitico. La creatura uscita dalle mani di Dio «a sua immagine e somiglianza», cede al peccato alla prima tentazione offerta da un improbabile serpente che parla. Il peccato originale è il momento in cui Eva si propone e si afferma, nella storia dell’umanità, nel doppio ruolo della donna sedotta (dal diavolo) e seduttrice (di Adamo). Secondo quasi tutte le confessioni del cristianesimo, il peccato originale è il peccato che Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità secondo la tradizione biblica, avrebbero commesso contro Dio. Conseguenza di questo peccato sarebbe stata la caduta dell’uomo, il peccato originale viene dunque descritto come ciò che ha diviso l’uomo da Dio e che, secondo alcune interpretazioni, avrebbe reso l’uomo mortale. La natura del peccato originale è stata spiegata in vari modi secondo le interpretazioni date al brano biblico: in generale, comunque, sembra rappresentare la disobbedienza verso Dio da parte dell’uomo, che vorrebbe decidere da solo che cosa sia bene e che cosa sia male. Dopo aver creato Adamo ed Eva li mette a vivere nel giardino dell’Eden comandando loro di nutrirsi liberamente dei frutti di tutti gli alberi presenti, tranne che dei frutti del cosiddetto albero della conoscenza del bene e del male. Ma Eva, tentata dal serpente, disobbedisce, mangiando il frutto dell’albero proibito. Ed è il serpente ad avviare tutta la catena dei disastri. Nel testo biblico si precisa che il serpente è «intelligente, astuto», ma la sua intelligenza è messa a servizio di un fine cattivo: il suo è un vero e proprio disegno malefico, che si oppone subito al desiderio divino. Nel dialogo con la donna il serpente arriva per gradi al suo obiettivo: rivela il suo disegno di opposizione a Dio già nella domanda che rivolge alla donna, con il gioco di parole per il quale la proibizione di mangiare i frutti di «un albero» viene estesa a «ogni albero». Il serpente porta così la donna a dubitare che il divieto di Dio possa essere stato legittimo. Eva si lascia trascinare dalla malizia del serpente e cade nella trappola della esagerazione: afferma, falsamente, che Dio ha proibito persino di toccare l’albero.

Il serpente prospetta come conseguenza del mangiare i frutti dell’albero l’«apertura degli occhi» e il diventare «come Dio» (o «come divinità»), conoscitori del bene e del male. Allettati da questa possibilità, i due mangiano il frutto… la donna lo offre all’uomo, la donna tentatrice è caratteristica di molte letterature, soprattutto nel mondo antico. Subito si rendono conto di essere nudi: la loro nudità esprime l’indegnità, l’insuccesso. Al peccato fa seguito una sorta di istruttoria condotta da Dio, che ripercorre i gradini opposti a quelli del peccato: prima l’uomo, poi la donna, poi il serpente. L’uomo, che sperimenta la paura e la vergogna, scarica la sua responsabilità su altri. Adamo sulla donna, e la donna sul serpente. Dio condanna prima di tutto il serpente, poi la donna nella sua duplice veste di madre e di moglie. Anche l’uomo è condannato, anzitutto nel suo rapporto con la terra, alla quale è legato come a una moglie, e dalla quale attende i frutti: la terra diventa una nemica. La più aspra conseguenza del peccato, oltre la fatica, il dolore e la difficoltà, è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura. Il problema che emerge nell’interpretazione è se, nelle intenzioni degli autori del testo e nell’ambiente vitale in cui il testo venne scritto, si pensava davvero a un peccato «originale», un peccato che fosse all’origine di una definitiva corruzione del genere umano o addirittura di tutto il cosmo. La riflessione condotta in questo capitolo della Genesi prende in considerazione il male già presente nell’umanità, e ne cerca la causa. La risposta che viene data è che la causa di questo male è il peccato dell’uomo. Alcuni teologi, ad esempio Karl Rahner, usano l’espressione peccato originale originante per distinguerlo dal peccato originale che ogni uomo porterebbe in sé – peccato originale originato. Viene così proiettata sull’intera umanità la visione particolare che il popolo di Israele aveva della propria storia: alleanza offerta gratuitamente da Dio, rottura dell’alleanza da parte degli uomini, punizione e riconciliazione. Più che a un peccato originale, il testo biblico sembra far riferimento, attraverso il racconto simbolico, a quel peccato che «originava» le forme storiche e sociali di peccabilità del popolo di Israele cioè l’idolatria. Il serpente, infatti, nel brano biblico non è il diavolo – questa è un’interpretazione successiva – ma potrebbe rappresentare il culto della fertilità, verso cui il popolo d’Israele fu costantemente attratto. L’apostolo Paolo nei suoi scritti e in particolare nel capitolo 5 della Lettera ai Romani ha presente il racconto della Genesi e ne sottolinea l’aspetto della solidarietà (nel male) che tutti gli esseri umani sperimentano. Questa categoria della solidarietà permette a Paolo di formulare il suo annuncio evangelico: Gesù Cristo è il centro della storia, il male originato da Adamo è vinto da Cristo, secondo Adamo, e per chi è solidale con Cristo il male può essere vinto. Si parla spesso delle maledizioni inflitte ad Eva. Eccole: sofferenza e «sacrifìci» per l’educazione e l’allevamento dei figli; afflizione e sconforto nelle gravidanze; dolori nel parto; dominio del marito su di lei; relegata in casa e divieto di apparire in pubblico a capo scoperto; divieto di essere ammessa a testimoniare. Ciò che molti ignorano è che secondo alcuni tomi antichi Eva è la seconda moglie di Adamo: prima di lei, ci sarebbe stata Lilith, che viene rifiutata e allontanata perché pretendeva di godere degli stessi privilegi del suo consorte. Si accenna a una figura di questo tipo a partire già dal 3000 a.c.

Questa donna è però una figura completamente negativa: è un demone notturno madre dei mostri e associato con la disgrazia, la malattia e la morte. Lilith è considerata nella cultura ebraica una vera e propria seduttrice, allontanata per la sua carnalità insalubre… «vaga a notte fonda vessando i figli degli uomini e spingendoli a rendersi impuri». Ma torniamo ad Eva e ad Adamo. Il racconto biblico rappresenta una coppia felice e in armonia finché la comparsa del demonio non cambia tutto. Eva non sa resistere e convince Adamo a peccare con lei. Con Adamo mise al mondo Caino, Abele e Set e generò ancora altri figli e figlie. La tradizione biblica narra che i figli furono tra 14 e 140 ! E non è finita qui. Oltre a quelli nominati nella Genesi viene affermato che «Adamo visse ancora 800 anni e generò figli e figlie». Sebbene la morte di Eva non sia mai citata nella Bibbia né l’unione di Adamo con altre donne, non si sa se gli altri figli siano suoi o meno. Eva è in conclusione un personaggio impavido, ma poco riflessivo, che si trasforma da una creatura senza vitalità, e pura, in una seduttrice che assale e conquista l’uomo, ammaliandolo per indurlo a mangiare un frutto dall’albero proibito. Qualche riga infine sullo scetticismo. Perché Dio, nella sua onnipotenza, non controlla anche il serpente? Perché propone ad Eva un frutto proibito, si diverte a metterla alla prova? Non è esagerato cacciarla, insieme con il povero Adamo, dal paradiso? In fondo, Eva voleva solo scegliere e conoscere: le femministe non hanno nulla da dire?