Rt e contagi, le Regioni che rischiano la zona rossa

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Oggi il monitoraggio Covid, le varianti del coronavirus spaventano.

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La curva dei contagi non diminuisce, Il Governo vorrebbe evitare un lockdown totale, ma vista la difficoltà del momento, con le terapie intensive che stanno andando in sofferenza, la strategia non può che prevedere un’azione forte e coordinata con le amministrazioni locali.
Una settimana fa l’indice Rt si attestava a 0.99 ma superava la soglia di 1 in ben 10 regioni.

Oggi la mappa dell’Italia, che archivia il 4 marzo con 22.865 contagi e il tasso di positività al 6,7%, verrà ridefinita in base ai dati del report Iss-ministero della Salute sul monitoraggio settimanale dell’epidemia di Covid-19.

Il monitoraggio di oggi cambierà con ogni probabilità il colore di molti territori. Potrebbero finire in zona rossa dall’8 marzo Emilia-Romagna, Campania e Abruzzo. A rischio zona arancione ci sono invece Calabria, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, mentre Lazio e Puglia sono al limite. Un caso a parte è la Lombardia, dove la percentuale di positività sui tamponi è salita dal 5% delle scorse settimane a quasi il 10% degli ultimi giorni, mentre i ricoveri continuano a salire.

Lombardia
Si è mossa in anticipo la Lombardia, reduce da una giornata con 5.174 contagi e 59 morti, con un’ordinanza che istituisce la zona arancione rafforzata fino al 14 marzo: scuola chiusa, vietate visite ad amici e parenti, no agli spostamenti nelle seconde case, una persona per famiglia può fare la spesa. “La Commissione indicatori Covid-19 Regione Lombardia, a seguito dell’analisi dei dati effettuata, ha condiviso la necessità di superare la differenziazione tra aree assumendo interventi di mitigazione rinforzati per tutto il territorio regionale con l’obiettivo, oltre che di contenere l’incremento di contagi, di preservare le aree non ancora interessate da una elevata incidenza”, spiega il governatore Attilio Fontana.

Emilia Romagna
In Emilia Romagna, il presidente Stefano Bonaccini ha già invocato una stretta ulteriore dopo l’adozione di provvedimenti su base locale: “Le limitazioni della zona arancione classica non bastano più”.

Campania
Quadro complesso anche in Campania, come certifica l’Unità di crisi della regione. L’ingresso in zona rossa è “ormai inevitabile”. La diffusione del coronavirus è destinata a portare all’adozione di misure e regole più restrittive. L’Unità di crisi fa riferimento ad una “forte crescita del contagio” che “rende ormai inevitabile la zona rossa” nella regione, si legge in una nota. Anche in Campania si è registrato nelle ultime settimane “un fortissimo incremento di positivi”, connesso alle varianti, “soprattutto quella inglese”.

Abruzzo
L’allarme si accende anche in Abruzzo, dove si registra una “situazione critica” nelle terapie intensive, come dice Salvatore Maurizio Maggiore, docente di Anestesia e rianimazione all’università di Chieti e responsabile dell’Unità operativa complessa di anestesia e rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata della città abruzzese. “Siamo in difficoltà. La situazione in termini numerici è peggiore di marzo. Siamo davvero al limite. Rispetto a marzo – dice Maggiore all’Adnkronos Salute – siamo più preparati, abbiamo più posti letto stabili, abbiamo più attrezzature. Ma i numeri sono davvero importanti”.

Lazio
Il Lazio, in zona gialla attualmente, è tra le regioni sorvegliate speciali: “Il valore Rt è a 0.98, calano i decessi, aumentano i nuovi focolai, stabili i tassi di occupazione dei posti letto”, dice l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato.

Veneto
In Veneto, dice il governatore Luca Zaia, “abbiamo un Rt pari a 1,12. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è il 12% e del 14% per quanto riguarda l’area non critica. I tassi di ospedalizzazione sono ancora affrontabili ma siamo preoccupati dall’andamento e da quello che sta succedendo nelle altre regioni”.


Libero.it