L’allarme di Confcommercio: già cancellati 77mila negozi

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Pesano le crisi dal 2012 al 2020. S&P: “Crescita del Pil al 5,3%. Draghi? Niente impatto immediato sul rating”

Tra il 2012 e il 2020 sono sparite dalle città italiane oltre 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 14mila imprese di commercio ambulante (-14,8%).

È questa l’analisi dell’Ufficio studi di Confcommercio, eseguita analizzando i dati sui centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e di altre dieci città di media grandezza. La desertificazione prodotta da due periodi di crisi ravvicinati in meno di un decennio ha risparmiato i negozi di base come gli alimentari (-2,6%) e le tabaccherie (-2,3%), ha determinato una crescita degli esercizi del settore tecnologia e comunicazioni (+18,9%) e delle farmacie (+19,7%). E ha cancellato buona parte del resto. Si va dal -17% per l’abbigliamento al -25,3% fino al -33% per le pompe di benzina, scomparse dai centri storici. Quanto alle dinamiche riguardanti ambulanti, alberghi, bar e ristoranti, a fronte di un processo di razionalizzazione dei primi (-19,5%), per alberghi e pubblici esercizi, che nel periodo registrano rispettivamente +46,9% e +10%, il futuro è molto incerto. Il 2021, infatti, non promette bene. Oltre ad un calo ancora maggiore per il commercio al dettaglio (-17,1%), si registrerà per la prima volta nella storia economica degli ultimi due decenni anche la perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%).

L’agenzia di rating Standard & Poor’s resta comunque ottimista sull’evoluzione del quadro macroeconomico e prevede una ripresa della crescita al 5,3% nel 2021 «sulla base di una normalizzazione della situazione sanitaria e del mantenimento dello stimolo di bilancio e monetario». S&P prevede un deficit/Pil vicino all’8% quest’anno, ma precisa anche che «la potenziale ripresa della crescita economica significa che il rapporto debito/Pil potrebbe stabilizzarsi nel corso del 2021». Per il momento giudizio sospeso sull’esecutivo Draghi in quanto «l’ambiziosa agenda di riforme del governo Draghi non ha un impatto immediato sul rating dell’Italia». Secondo S&P’s, «un uso efficace di Next Generation Eu da parte del governo potrebbe dare una forte spinta agli investimenti pubblici», che sono rimasti circa il 30% inferiori rispetto ai livelli precedenti la grande crisi finanziaria.

E proprio al Recovery Plan guarda anche Confcommercio per la salvaguardia dei nostri storici. «Per fermare la desertificazione commerciale delle nostre città, bisogna agire su due fronti: da un lato, sostenere le imprese più colpite dai lockdown e introdurre finalmente una giusta web tax che risponda al principio «stesso mercato, stesse regole», ha commentato il presidente Carlo Sangalli riferendo al quinto decreto Ristori bloccato dalla crisi di governo. Dall’altro lato, prosegue, «occorre mettere in campo un urgente piano di rigenerazione urbana per favorire la digitalizzazione delle imprese e rilanciare i valori identitari delle nostre città». Il rischio che tutto non torni come prima è concreto.