Nasce la birra lombarda

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Al via in Regione Lombardia l’iter della legge per la ‘certificazione’ della “birra lombarda”.  Parte in commissione regionale Agricoltura, infatti, l’iter del progetto di legge “Promozione e valorizzazione della filiera agroalimentare brassicola regionale”, che vede come primo firmatario il vicecapogruppo della Lega al Pirellone Andrea Monti e come relatore l’altro vicecapogruppo del Carroccio, Floriano Massardi. I contenuti del documento sono stati illustrati, oltre che dai due proponenti, dall’assessore regionale al Turismo Lara Magoni e da quello  all’Agricoltura Fabio Rolfi. “L’intento – spiega Andrea Monti – è quello di tutelare e valorizzare i piccoli birrifici indipendenti che rappresentano una realtà sempre più numerosa e importante nella nostra Regione”.  I micro-birrifici in Lombardia sono 155, il 16% del totale italiano, con una produzione di 112 mila ettolitri e 540 persone impiegate direttamente. “La legge – prosegue Monti – introduce novità significative, a partire da un marchio regionale a garanzia dell’identificabilità del prodotto. Sarà inoltre possibile la vendita e la  somministrazione di birra sul posto, una facoltà che oggi non è consentita. Viene poi introdotto e promosso, sull’esempio di altri Paesi Europei storici produttori di birra, uno sviluppo turistico basato sulla visita ai luoghi di produzione. Un obiettivo da raggiungere mediante la formazione di operatori turistici e la promozione di materiale informativo”.
“Si tratta di un settore di nicchia – aggiunge Lara Magoni – che potrà essere un ulteriore attrattore turistico dei nostri territori e che, quindi, merita di essere valorizzato, grazie anche ad una produzione tradizionale di qualità e ad un crescente interesse di pubblico, in particolare giovane”.  Per Rolfi, infine, “il riconoscimento dei microbirrifici artigianali può rappresentare una svolta per una intera filiera. Dobbiamo fare in modo che la promozione dei prodotti brassicoli artigianali consenta di sviluppare anche materie prime locali. Le coltivazioni di luppolo in Italia sono praticamente nulle e solo creando un mercato si possono stimolare”.