C’è la botta sui professionisti: ecco la mazzata sui contributi

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Le novità introdotte nella Legge di Bilancio ed i relativi aumenti contributivi sono stati attuati per finanziare l’Iscro

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Sorpresa all’interno della Legge di Bilancio 2021 anche per i professionisti senza cassa, ossia tutti quei lavoratori autonomi che svolgono un’attività non regolamentata da alcun Albo: i contributi da loro versati sono adesso più elevati. Tutto questo per finanziare la nuova Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (Iscro), cassa integrazione per gli autonomi istituita in via del tutto sperimentale per il triennio 2021-2023 proprio da quest’ultima legge Bilancio. Da inizio anno (1 gennaio) dunque, i lavoratori autonomi devono versare uno 0,26% in più, che va ad aggiungersi all’aliquota aggiuntiva per la gestione separata Inps.

Tutti i dettagli, come ricorda Italia Oggi, sono contenuti all’interno della circolare n.12/2021 dell’istituto di previdenza sociale, in cui vengono riportate le aliquote contributive e di computo dell’anno corrente, le tabelle esemplificative ed i limiti da tenere presenti nel calcolo della contribuzione massimale e minimale.

Con la nuova legge Bilancio 2021 l’aliquota contributiva per i professionisti (soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie) passa pertanto al 25,98%, quando fino al termine dello scorso anno si attestava al 25,72%. Il calcolo è questo: 25,00 IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva + 0,26 Iscro. A subire l’aumento dei costi, ovviamente, sono i lavoratori, che potranno recuperare solo un 4% per diritto di rivalsa. Per quanto riguarda il calcolo del massimale e del minimale, “per l’anno 2021 il massimale di reddito previsto dall’articolo 2, comma 18, della legge n. 335/1995 è pari a € 103.055,00”, si legge nella circolare dell’Inps, mentre per lo stesso anno “il minimale di reddito previsto dall’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, è pari a € 15.953,00”. Il reddito minimo annuo è fissato a 15.953,00 euro. Ne consuegue che coloro i quali hanno un’aliquota del 24% dovranno versare un contributo minimo annuo pari a 3.828,72 euro. Per chi ha invece un’aliquota del 25,98% è previsto un contrinuto minimo annuo di 4.144,59 euro (IVS 3.988,25 euro). Seguono, come si legge nel documento Inps, 5.379,35 (IVS 5.264,52 euro) per i collaboratori e le figure assimilate che applicano l’aliquota al 33,72%, e 5.460,71 (IVS 5.264,52 euro) per i collaboratori e le figure assimilate che applicano l’aliquota al 34,23%.

Come detto in precedenza, l’aumento dei costi per i lavoratori senza cassa è stato inserito con lo scopo sostenere l’Iscro, una specie di ristoro che spetterà una tantum per sei mesi da richiedere entro il triennio 2021/2023: in caso di una riduzione di introiti superiore al 50% si potranno raggiungere dai 1500 ai 4800 euro.

Per coprire i costi, la Legge di Bilancio ha quindi elevato a tali beneficiari l’aliquota per la gestione separata dello 0,26% per l’anno in corso (+ 0,51 punti percentuali per 2022 e 2023). Nel caso in cui si parli di di collaboratori la ripartizione degli oneri è 1/3 al collaboratore e 2/3 al committente. Per i professionisti senza cassa ed altre categorie di partite Iva, invece, l’onere contributivo ricade integralmente sul lavoratore stesso, che potrà operare a sua volta una rivalsa del 4% in fattura.


Federico Garau, Ilgiornale.it