Secondo una ricerca, le cellule del cordone sono utili per grandi prematuri

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Non solo trapianti di staminali ematopoietiche, ma anche micro-trasfusioni di sangue cordonale per i grandi prematuri. Questa la nuova vocazione delle banche del cordone che potrebbe consentire di risparmiare le gravi complicanze della prematurità. Conservare il patrimonio di emoglobina fetale, quella più adatta a proteggere i piccoli dai danni ossidativi di un eccesso di ossigeno, potrebbe consentire infatti di limitare il rischio di retinopatia del prematuro, la prima causa di cecità in età pediatrica. E uno studio dei ricercatori del Policlinico Gemelli – Università Cattolica, appena pubblicato su British Journal of Hematology, suggerisce la fattibilità delle trasfusioni da sangue di cordone. Non più dunque solo fonte di cellule staminali per trattare malattie del sangue e tumori nei bambini, ma anche risorsa per proteggere i più piccoli con delle trasfusioni più adatte al loro organismo. Il cordone ombelicale è infatti una preziosa fonte di staminali che possono essere utilizzate per un trapianto di cellule staminali ematopoietiche nei bambini con patologie ematologiche (talassemie e anemia falciforme) o oncologiche (tumori infantili o leucemie acute). Da qualche anno le staminali da cordone vengono utilizzate anche negli adulti affetti da leucemie acute, che non abbiano un donatore compatibile in famiglia o nei registri internazionali. Ora si è scoperto che la donazione di cordone potrebbe risparmiare anche gravi disabilità ai neonati prematuri. Nei grandi prematuri (i cosiddetti ELBW, extremely low birth weight, che alla nascita pesano meno di un chilo) il sistema per gestire i danni da radicali liberi dell’ossigeno è settato su bassi livelli di ossigeno; i loro globuli rossi contengono una forma particolare di emoglobina (l’emoglobina fetale) che rilascia ai tessuti una quantità di ossigeno inferiore rispetto all’emoglobina adulta. Già da tempo è stato osservato che un gran numero di trasfusioni nei nati pretermine si associa ad una prognosi peggiore e ad un aumentato rischio di patologie associate alla prematurità (displasia broncopolmonare, retinopatia della prematurità, l’enterocolite necrotizzante, complicanze neurologiche quali emorragia endoventricolare e danno della sostanza bianca cerebrale periventricolare). “Uno studio recente – ricorda Luciana Teofili, direttore medico della Banca del Cordone del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, ricercatore di Malattie del sangue Università Cattolica, campus di Roma – ha evidenziato un’associazione tra livelli di emoglobina fetale e retinopatia dei prematuri, nei bambini nati molto pretermine (i piccoli con un patrimonio di emoglobina fetale inferiore al 60% sono quelli più a rischio di complicanze). Di qui l’idea che sostituire l’emoglobina fetale con quella adulta, facendo ripetute trasfusioni, possa aumentare il rischio di incorrere nella retinopatia della prematurità (ROP), una condizione che rappresenta la più frequente causa di cecità pediatrica”. I ricercatori del Gemelli hanno condotto una ricerca (lo studio è pubblicato su British Journal of Hematology) che ha dimostrato non solo la fattibilità delle trasfusioni da sangue cordonale, ma anche che queste mettono al riparo dalla deplezione di emoglobina fetale, così preziosa nei grandi prematuri. “Quello appena pubblicato – spiega la professoressa Teofili – è uno studio proof of concept; ora stiamo organizzando uno studio multicentrico con outcome clinici per vedere quanta disabilità si riesce a risparmiare con questa pratica. Il razionale delle trasfusioni di sangue cordonale è di una logica ineccepibile: il pretermine vive di emoglobina fetale; i suoi tessuti sono preparati a quell’emoglobina e non a quella adulta per varie settimane dopo la nascita prematura, fino al raggiungimento dell’età corrispondente alla data della nascita a termine”.
   “Il Gemelli – ricorda la dottoressa Patrizia Papacci, UOC di Neonatologia, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, diretta dal professor Giovanni Vento, e ricercatrice di Pediatria generale specialistica Università Cattolica, campus di Roma- è il centro di riferimento per tutto il centro-sud per la retinopatia dei prematuri, per la quale stiamo cominciando ad utilizzare una terapia farmacologica con gli anti-VEGF, mentre in gran parte d’Italia si usa ancora solo il laser. La retina è un tessuto molto fragile e può essere danneggiata da un eccesso di ossigeno. Il sangue fetale rilascia le giuste quantità di ossigeno; con questo nuovo studio andremo dunque a valutare l’impatto delle trasfusioni di sangue cordonale sullo sviluppo dei vasi retinici e sulla ROP, una vasculopatia retinica che porta al distacco di retina”.

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