Ferrari ha chiuso il primo trimestre con ricavi in leggero calo

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Ferrari ha chiuso il primo trimestre del 2020 con ricavi in leggero calo (-1%) a 932 milioni, consegne in crescita del 4,9% e un utile netto che è sceso dell’8% a 166 milioni. Il gruppo ha rivisto al ribasso gli obiettivi per l’anno, tagliando quello sul fatturato da un valore sopra i 4,1 miliardi a una forchetta fra i 3,4 e i 3,6 miliardi, mentre quello sull’Ebitda adjusted è ora stimato fra gli 1,05 e gli 1,2 miliardi rispetto agli 1,38-1,43 miliardi precedenti; l’utile per azione atteso a fine anno, infine, scende fra i 2,4 e i 3,1 euro rispetto ai 3,9-3,95 euro comunicati. La pandemia da Covid-19 per Ferrari “influenzerà principalmente i risultati del secondo trimestre”, in cui il gruppo registrerà “una forte riduzione dei proventi della Formula 1, delle attività legate al marchio e dalle vendite di motori a Maserati”. A sottolinearlo è il gruppo che ha commentato i conti al 31 marzo, nel quale ha anche tagliato le stime sul 2020. “L’intervallo di guidance proposto si basa sulla volontà di assicurare un portafoglio ordini forte a fine anno, elemento cardine del modello di crescita della società”, sottolinea ancora la casa di Maranello. Le forchette indicate nelle nuove previsioni per fine anno riflettono “in percentuali diverse” il recupero parziale dei volumi di produzione persi durante la sospensione causata dal Covid-19, “nonché scenari alternativi in relazione all’evoluzione del portafoglio ordini al 2020”. Ferrari si aspetta un secondo trimestre dell’anno “molto debole” dal punto di vista dei risultati, ma il portafoglio ordini del gruppo rimane solido e le cancellazioni sono state poche. A sottolinearlo, nella call con gli analisti sui conti al 31 marzo, l’ad Louis Camilleri, nella foto, che punta a “un rimbalzo” nella seconda parte dell’anno, grazie appunto al portafoglio ordini che “si estende ben oltre i 12 mesi”. “Fino ad ora non abbiamo ancora assistito a cancellazioni anormali. Sebbene molte siano state fatte principalmente in Australia e negli Stati Uniti, ma nulla che riterremmo essere allarmante”, ha sottolineato, ricordando tuttavia come dopo la crisi del 2008 siano serviti “diversi mesi” perché il picco delle cancellazioni abbia impattato sugli ordinativi.

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