Ruderi d’amore, un film diverso dal solito

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(di Tiziano Rapanà) Ancora un lieto fine, il secondo di fila. Sia ben chiaro, è un lieto fine a modo suo. Non è un epilogo edificante, ma il pessimismo ancora una volta non permea – non del tutto – la creatività di Roger Fratter. È uscito il suo nuovo film Ruderi d’amore e spiegarvelo è un’impresa. Il titolo potrebbe farvi pensare ad un’opera di un autore con ambizioni di cinema alla Antonioni o peggio alla Straub. Non è così, il film è ben altro. Cosa sia in definitiva questo lavoro però non lo so. La trama rimanda ad un classico film introspettivo. In un futuro imprecisato si consuma la crisi di coppia, lui incazzato con il mondo e vittima delle attenzioni dei suoi compagni di malefatte, lei arrotonda facendo la sciacquina in una videochat per adulti. Entrambi sono insoddisfatti della società e del mondo Dialoghi arguiti, facce scure e tutto il campionario sul tema del cinema d’autore può fare pensare ad un film à la Antonioni. Ci sono pure delle scene di sesso che mi hanno ricordato Identificazione di una donna. Ma fidatevi, il film vira su un’altra strada e nell’ultima mezz’ora diventa una spy action di buon livello. Il regista è riuscito a creare un mix tra film d’autore sperimentalista e cinema di genere puro e duro. Non era un impresa facile, tutt’altro: eppure Fratter è riuscito a realizzare un lavoro equilibrato. Egli ha fatto un film originalissimo, forse il più importante della sua carriera. Ha rischiato ed ha vinto la sfida, perché se il regista avesse toppato avrebbe avuto in dono un concerto di pernacchie. Perché sei fai un film così strano, è facile sbagliare e sputtanare una carriera. Giunto a questo punto, dovrei dirvi qualcosa in più sul prodotto. Qualcosa che non riguardi il mio gradimento, perché è chiara la mia soddisfazione di spettatore: mi è piaciuto, cosa volete che vi dica di più? Volete che componga uno spartito di lodi sperticate? Non esageriamo, è un’opera che ha dei difetti. Purtroppo Fratter questi film se li autoproduce, ed è un’ingiustizia. Una damigiana di idee originali, che ha un titolo così particolare Ruderi d’amore, avrebbe meritato una forza produttiva più robusta. soprattutto nelle scene d’azione. Ma va bene così, è bello con i difetti che si porta dietro. Bello come Maria Clouchet, la conturbante protagonista del film. Ma Fratter dove le trova queste attrici? Nei suoi film se ne vedono tante e sono una più bella dell’altra. Ormai è assodato, il regista ha l’occhio clinico e sa individuare e valorizzare la bellezza femminile. Stavolta è il turno dell’avvenente Clouchet, che un po’ riprende la sofferente malinconia di Erika Blanc in Io, Emanuelle, un vecchio film degli anni sessanta. Il film lo potete acquistare online sul sito di Nocturno. Non perdete l’occasione di guardare un prodotto diverso dal ciarpame pop prodotto dal mainstream, Ruderi d’amore merita la vostra attenzione.

tiziano.rp@gmail.com