Roma, in una scuola elementare si adotterà il “metodo Cuba”

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 Si userà il ‘metodo Cuba’ nel Plesso Alonzi dell’istituto comprensivo Padre Semeria, a Roma ovvero i bambini delle elementari dovranno sedersi alternativamente sul lato lungo e sul lato corto del banco, perché non sono arrivati né quelli a rotelle né quelli singoli. Non certo la posizione più comoda per stare 5 o più ore seduti. È quello che lamentano le mamme all’ingresso della scuola di zona Garbatella, dove “mancano anche le mascherine”, dice Barbara, una mamma di una bambina di quinta. “Le promesse non sono state mantenute e abbiamo dovuto provvedere noi”.
    “Da dove cominciamo?” chiede Leonora, un’altra mamma, pronta a raccontare tutto quello che ci si aspettava, ma non è avvenuto: “La cosa più preoccupante è la mancanza di insegnanti: sappiamo già che non ci sarà la maestra di matematica e non sappiamo come si organizzeranno e come terranno i bambini”. Quanto alla misurazione della temperatura tutti i genitori hanno provveduto a casa, ma non è ancora chiaro se dovranno comunicare l’eventualità di una rilevazione superiore a 37,5 al pediatra o alla scuola. “In sette mesi non hanno fatto niente, tanto valeva farli tornare a marzo”, lamenta ancora Leonora.
    Tra i problemi che si creeranno anche quello della mensa: “Per ora il tempo prolungato è stato sospeso e i bambini usciranno alle 14 o 14.30 a seconda dell’orario di ingresso scaglionato. Abbiamo chiesto un ‘lunch box’ in classe, per evitare che le classi si incontrino a mensa ma ci è stato risposto che la scuola non ha il montacarichi e non si poteva trasportare il cibo ai piani superiori”. Tra le direttive impartite anche quella di non portare lo zaino, ma una sacca pieghevole e lavabile per fare in modo che lo zaino non strisci a terra: “In questo modo possono piegarlo e metterlo sotto il banco”.
    All’ingresso del primo scaglione, alle 8, certo non si può dire che non ci sia assembramento: il cancello è chiuso e bambini e genitori sostano in strada, oltre un centinaio. Al momento dell’apertura delle porte poi si crea l’inevitabile imbuto: tutti in mascherina ma tutti vicini, molto vicini. Di positivo c’è l’entusiasmo per il rientro che si legge negli occhi dei piccoli e pure dei genitori, nonostante le preoccupazioni. Anche le maestre dispensano baci da lontano, e gli occhi lucidi dei piccoli nel vederle raccontano dell’emozione del ritorno in classe.