Ecco lo studio sui flussi d’aria: così “viaggia” il coronavirus

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Uno studio cinese rivela che i flussi d’aria trasportano il virus e che le mascherine riducono il rischio di contagio

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Le mascherine possono proteggerci dal virus? A quanto pare, sì. Secondo uno studio condotto all’Università di Honk Kong, l’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale possono ridurre la probabilità di un eventuale contagio almeno del 50 per cento.

Trend epidemiologico in calo, oppure no, le mascherine restano il vero, grande rebus sulla trasmissione del coronavirus, specie in spazi aperti e ad alta intensità di persone. A tal riguardo, la posizione dei esperti non è ancora uniformata ad uno standard unico di riferimento. L’Oms, ad esempio, ne raccommanda l’utilizzo ma in maniera del tutto prudenziale e precauzionale. Insomma, nel dubbio di ritrovarsi a contatto con una persona contagiata, sempre meglio pararsi una delle principali vie di accesso al corpo del patogeno piuttosto che ‘giocarsela a volto scoperto’. Ma quante possibilità ci sono che una mascherina ci riservi la salvezza? La risposta, una delle più ricercate dall’esplosione della pandemia fino ad oggi, potrebbe arrivare proprio dallo studio cinese reso noto sulle pagine del China Morning Post.

Lo studio sui fllussi d’aria
Secondo i dati raccolti dal professor Yuen Kwok-yung, primo firmatario della pubblicazione, le mascherine riducono il rischio di contagio del 50 per cento. Per appurare la veridicità dell’intuizione, il team di scienziati asiatici ha condotto un esperimento su 52 criceti divisi in due categorie: sani e contagiati con il SARS-CoV-2. I differenti gruppi sono stati adunati ciascuno all’interno di gabbie, alcune delle quali schermate da mascherine posizionate in modo da regolare i flussi d’aria degli infetti verso i sani. Dopo circa una settimana di osservazione, è emerso che circa i 2/3 dei criceti, quelli mancanti di protezione, avevano contratto il Covid. Di contro, Il tasso di infezione è sceso a poco più del 16% quando le maschere chirurgiche sono state messe sulla gabbia degli animali infetti e di circa il 35% quando sono state collocate sulla struttutura contenente i criceti sani.

Risultati della ricerca
Cosa rivela, in sintesi, la ricerca? L’esperimento conferma, non solo che i tempi di contrazione del virus si accorciano laddove vi è un focolaio conclamato ma, soprattutto, che il patogeno viaggia nell’aria. E’ un dato ormai accertato che il Covid si trasmetta attraverso microparticelle di areosol emesse attraverso starnuti e colpi di tosse – ne basterebbero appena 1000 per infettarsi – ma rimane qualche perplessità sulle misure di protezione individuale. A tal proposito, lo studio cinese dimostra che l’uso corretto di mascherine riduce di netto l’eventualità di contagio assicurandoci (quasi) la salvezza.

Dove si rischia di più?
All’interno di spazi chiusi il rischio di ammalarsi è molto più elevato di quando si è all’aria aperta. Questo perché in ambienti con scarso ricambio d’aria, e densamente affollati, il patogeno trova un habitat favorevole per garantirsi la sopravvivenza. All’esterno, invece, complice l’esposizione ai raggi solari e l’umidità, il virus tende a perdere virulenza, diventa cioè più vulnerabile. Per questo motivo, sarebbe sempre meglio indossare la mascherina, specie quando ci si trova in ambienti piccoli e mal coibentati.

ilgiornale.it