Mario Boselli è stato nominato presidente della Fondazione Italia Cina

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Mario Boselli è il nuovo presidente della Fondazione Italia Cina. Boselli – attuale presidente dell’Istituto Italo Cinese – succede ad Alberto Bombassei, che nel giugno 2018 aveva raccolto l’eredità dalle mani del fondatore Cesare Romiti. La nomina è avvenuta giovedì pomeriggio, nel corso di un Consiglio di Amministrazione tenutosi in videoconferenza, in osservanza delle misure di sicurezza per la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Al fianco del nuovo presidente – da oggi alla guida della Fondazione che dal 2003 lavora per favorire gli scambi economici, politici e culturali tra Italia e Cina – sono stati nominati due vice presidenti. Il consigliere Riccardo Monti, ex Presidente Ice e attuale amministratore delegato del gruppo Triboo, è stato scelto come vice presidente esecutivo, in sostituzione di Diana Bracco, che mantiene l’incarico di consigliere. Riconfermato nel ruolo di vice presidente, Pier Luigi Streparava, presidente di Streparava Holding e attuale vice presidente della Camera di Commercio Italo Cinese.
In sostituzione del dimissionario Vincenzo Petrone, la direzione ad interim della Fondazione viene affidata al direttore operativo Marco Bettin.  Il nuovo presidente, accettando l’incarico, ha voluto ringraziare i vertici uscenti della Fondazione e ha dichiarato: “Sono onorato per questa nomina da parte di tanti qualificati membri del Consiglio della Fondazione, alla quale dedicherò il mio massimo impegno in un momento di particolare difficoltà, legato anche alla crisi del Covid-19. Il fatto di essere anche presidente dell’Istituto Italo Cinese consentirà di realizzare un’unica regia nei rapporti fra l’Italia e la Cina, tornando ad una situazione che ha dato buoni risultati quando entrambe le istituzioni erano presiedute dal Cav. Lav. Cesare Romiti”. “La mia quarantennale presenza in Cina, con diversi ruoli e responsabilità – ha aggiunto Boselli – mi aiuterà a gestire nel migliore dei modi le relazioni ai vari livelli con gli interlocutori della Repubblica Popolare Cinese”.