25mila euro, banche e Partite Iva: se diamo a Dracula le chiavi dell’Avis…

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25mila euro e Partite Iva. L’idea sembrava perfetta, immediata ed efficace: chi meglio della tua banca conosce le tue tasche e le tue finanze? Dunque il governo emette una linea di credito garantita dallo Stato per Partite Iva e Pmi. Fino a 25mila euro “senza formalità”: si va in banca e si chiede il prestito, rimborsabile a tasso interessante (massimo 2%) in sei anni. Apparentemente perfetto, proprio come Mary Poppins.

Le domande per i 25mila euro sono molto numerose, si parla di circa 100mila solo nei primi due giorni. Ma qui cominciano le amare sorprese. Attenzione, non va generalizzato, non tutti gli istituti di credito si sono comportati così, però è accaduto. Se alcune banche hanno provveduto all’erogazione entro 24/48 ore, altre hanno chiesto 18 diversi documenti, tra cui le ultime dichiarazioni dei redditi; altre ancora hanno emesso moduli di richiesta che sembrano tagliole da caccia. Altre ancora hanno sì erogato, ma trattenendo la somma o la gran parte della stessa, concedendo al richiedente pochi spicci.

Perché? È presto detto: l’economia italiana non era in splendida forma prima del Coronavirus, imprese e professionisti avevano già raschiato il fondo delle disponibilità delle banche e in moltissimi erano già da prima in debito d’ossigeno. Dunque se la banca alla quale ci si rivolge ha già erogato, magari mesi fa, un prestito “chirografario” cioè privo di garanzie, magari non perde l’occasione di trasformarlo in credito certissimo perché garantito dallo Stato.

Ricordiamo che le banche non saranno Dracula ma neppure dame di carità. E che il singolo funzionario deve rispondere delle sue azioni al suo direttore di filiale, il quale deve a sua volta rispondere ad una catena di comando che su su finisce nelle ovattate sale dei consigli d’amministrazione. E qual è il compito principale della banca? Fare utili. Sennò chiude, non paga più gli impiegati e la Borsa la infilza. Quindi la banca non ha la possibilità di “chiudere un occhio”. Anzi, comportandosi diversamente ed erogando “a pioggia” rischia il reato: concorso nell’abusivo ricorso al credito.

Dunque la scelta del governo è stata sbagliata? Poteva delegare all’Inps i pagamenti alle Partite Iva e alle Pmi? Oppure alle Poste? Molto difficile. Sono senza strumenti monetari di questo livello, e poi si rischiava davvero di erogare somme a casaccio, a imprese chiuse da anni, mai partite o già decotte.

Come abbiamo già detto all’inizio, nessuno come la tua banca ha il polso della situazione. Però il rischio è di provocare quello che con parole difficili si definisce eterogenesi dei fini o, più semplicemente, di ottenere l’effetto opposto a quello voluto.

Se si voleva dare ossigeno agli autonomi e alle piccole aziende, la scelta del sistema bancario era certamente la più azzeccata anche perché erano le uniche in grado di anticipare direttamente i prestiti. Forse nel Decreto liquidità bastava dire che si doveva trattare di una misura autonoma, che non poteva essere confusa con la precedente storia della singola impresa o della singola Partita Iva.

Invece di far ripartire l’economia con i 25mila euro rischiamo di consolidare i bilanci delle banche. Risultato ottimo, per carità, ma non era certo questa l’intenzione del legislatore, no?


Massimo Solari, Ilmiogiornale.it