Giochi, il proibizionismo non è la soluzione

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Esiste un grande filo conduttore legato all’ipocrisia italiana, che è quello del proibizionismo. Su gioco e prostituzione bisogna superare questa ipocrisia, cambiando la visione politica. Ci sono norme contrastanti in materia, come limitare fortemente il gioco, e lo abbiamo visto in questi anni, con lo Stato che lo combatte ma vuole incassare gli importanti proventi dalla sua tassazione”. Lo ha dichiarato Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, al convegno dal titolo “I danni del proibizionismo in Italia – Il pericolo di uccidere il Gioco Lecito e l’errore di non regolamentare la Prostituzione” organizzato dall’Istituto Friedman, che il deputato di Forza Italia, Andrea Ruggieri, ha ospitato alla Camera dei Deputati. “Il grosso problema è che non si può essere liberisti e liberali su alcuni temi e su altri no. Siamo tra i pochi in Italia a fare questo genere di proposte. Gioco e prostituzione sono temi importanti, uno è stato regolamentato, l’altro ancora no. Dopo l’Inps il gioco lecito è la principale risorsa per lo Stato ma abbiamo enti locali che lo combattono nelle maniere più stravaganti possibili. Mentre lo Stato centrale ha tutto l’interesse ad incassare il più possibile, quindi c’è una palese ipocrisia che cerchiamo di combattere. È fondamentale non fare passi indietro sul gioco, il rischio è quello di distruggere con il proibizionismo un settore legale che il procuratore nazionale antimafia ha definito presidio di legalità. Continueremo a difendere imprese e i 230mila lavoratori del settore” ha concluso.

Lucido il pensiero del deputato Andrea Ruggieri (Fi): “Credo che il gioco lecito abbia in larghissima parte ucciso quello illecito. Ha dato un grosso colpo al potere fino ad allora abbastanza indiscriminato della criminalità organizzata che teneva in mano la leva del gioco illecito. Credo che non si possa considerare il dipendente di una società di gioco lecito meno dignitoso, rilevante o degno di rispetto del dipendente di una qualsiasi altra impresa. Infine, francamente, trovo contraddittorio e anche un po’ ridicolo che si definisca chi scommette 100 euro su una partita un ludopatico e poi si faccia la lotteria dello scontrino, lo direi che bisognerebbe cercare di capire che l’uso di una cosa ha un significato, l’abuso un altro. Quando c’è ludopatia è chiaro che bisogna intervenire con servizi sociali all’altezza e degni di questo nome, oltre a questo si deve però benedire il fatto che le imprese di gioco lecito proliferino, facciano soldi, assumano persone e contribuiscano a distribuire benessere nell’interesse di chi lavora presso queste attività che vengono invece tacciate un po’ come lo ‘sterco del diavolo”‘. È quindi intervenuto il giornalista, scrittore ed autore televisivo, Cesare Lanza che ha moderato il dibattito: “Sul gioco lo Stato ha due anime, da una parte fa molti disastri per dare regole e farle rispettare dall’altra è il biscazziere numero uno perché il denaro gli interessa. Da una parte fa il moralista e dall’altra è ben contento di incassare 10 miliardi. È uno sconcio che si riflette su tanti posti di lavoro, senza dimenticare il rischio del proibizionismo mascherato, che fa tantissimi danni. Non si capisce come a livello politico non si sia preso atto che il proibizionismo è stupido. È inefficace da una parte e dall’altra apre le strade alla criminalità. Se lo Stato gli lascia spazio perché è incapace di dare regole e sanzionare questo è il risultato. In Italia ad esempio i casinò sono stati affidati ai prefetti, secondo me invece ognuno deve avere il suo ruolo. Ad organizzare le case da gioco dovrebbero essere esperti di gioco. I casinò italiani sono in situazione fallimentare anche per questo”. E ancora: “Non sono ottimista perché sono decine di anni che si discute di regolamentare prostituzione e gioco, ma questo dipende dallo Stato, lo Stato è il mondo politico e questo lo eleggiamo noi. È colpa un po’ di tutti. Siamo un Paese in cui lo Stato spesso è assente. È giusto però non arrendersi ed avviare iniziative di questo tipo per arrivare al risultato”. Per Alessandro Ortombina, Responsabile Politiche sociali dell’Istituto Friedman: “Dove dobbiamo arrivare con le leggi? Bisogna dare alle persone la possibilità di scegliere e quelle che hanno problemi di Gap devono poter avere delle cure. È una malattia che una persona deve poter riconoscere. Bisogna migliorare il rapporto tra la politica e i veri bisogni dei cittadini. Regolamentare vuole dire far emergere l’illegale e creare dei servizi utili alla risoluzione del problema”. Chiaro il pensiero di Wilma Ciocci, criminologa e sociologa: “Il proibizionismo assurdo e cieco non serve a nulla. Il gioco d’azzardo per quanto si contrasti guadagna il doppio dello Stato. Sul gioco è stato fatto abbastanza, anche se per moltissimi anni si è pensato fosse solo un vizio. Questo in alcuni soggetti porta una dipendenza comportamentale che va curata. Quello che mi sento di dire è come affrontare queste problematiche tutti insieme, come politici e società civile. Bisogna lavorare sulla formazione, si sta facendo, vanno formati sia gli operatori del gioco che quelli sanitari. Voglio ribadire che esiste un gioco sano, ci sono 230mila persone che lavorano in questo mondo, non possiamo vietarlo, dobbiamo aiutare chi sviluppa una patologia”.

Marco D’Angelo, Jamma Magazine