Terroni caput mundi / Bianca Guaccero e il misterioso flirt con Fabrizio Moro

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L’esperto di moda Jonathan fa il cappotto alla conduttrice di Detto Fatto

JONATHAN STUZZICA GUACCERO “HAI AVUTO UN FLIRT CON MORO”

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Jonathan gela Bianca Guaccero (15 gennaio 1981, Bitonto). «So di un tuo flirt con Fabrizio Moro». E la conduttrice replica. L’esperto di moda mette sotto torchio la conduttrice durante l’ultima puntata di ‘Detto Fatto’, con Jonathan Kashanian, presenza fissa del programma. L’opinionista ha riportato un pettegolezzo relativo all’interpretazione dei due sulle note del duetto ‘E’ più forte l’amore’, uscito l’anno scorso. L’insinuazione di Jonathan ha imbarazzato la Guaccero, che ha dato la sua versione, escludendo coinvolgimenti sentimentali con il vincitore del Festival di Sanremo 2018.

BIANCA RIBATTE, NESSUN FLIRT E SPIEGA IL RAPPORTO PRIVATO

«Nessun flirt», ha replicato imbarazzata, con genuinità. Quindi ha voluto chiarire come è nata la collaborazione musicale con il cantante romano. «Vi spiego la storia di quella canzone. L’abbiamo cantata insieme perché doveva essere la colonna sonora del film ‘In punta di piedi’, di cui sono stata protagonista. Alla fine non è stata più scelta come colonna sonora, ma Fabrizio l’ha inserita nell’album Pace». E quali rapporti hanno oggi Bianca e Fabrizio? «Oggi io e Fabrizio siamo amici, ci sentiamo», ha precisato. Già lo scorso luglio Bianca aveva smentito la notizia della liaison con Moro.

TUTTO NASCE DA UNA CANZONE CANTATA IN TANDEM CON FABRIZIO

«Non so perché sia uscita questa notizia – aveva spiegato al settimanale Nuovo – Abbiamo inciso il duetto ‘È più forte l’amore’ e forse sarà uscito il pettegolezzo sulla scia della canzone, che parla di una love story. Trame e Fabrizio non c’è nulla, al di là della stima artistica. Siamo solo amici».

GIORNATA MONDIALE DELLA PASTA TRABIA ESALTATA, CON LA SICILIA

Ieri si è celebrata la Giornata mondiale della pasta: secondo la ricostruzione attualmente più accreditata sarebbe nata in Sicilia, a Trabia. Franco La Cecla ha scritto su la Repubblica: «Trabia è il luogo mitico da cui data, come dalla nascita di Cristo, l’origine della pasta.Infatti sappiamo che lì è documentata la presenza nell’anno 1100 di una piccola industria per la lavorazione e l’essiccazione della pasta di grano duro… La pasta, e qui parliamo di pasta secca – cioè di una derrata alimentare che si può conservare, stoccare, immagazzinare – è una straordinaria invenzione. Da sempre sono esistite paste fresche, i romani ed i greci avevano delle “lagana” cioè delle lasagne di pasta fresca.La novità è avere pensato di farne un cibo da trasportare, da far viaggiare. E tutto è avvenuto in Sicilia perché qui i romani e poi gli arabi avevano coltivato il “durum”, il grano duro, che ha pochissima resa, ma era apprezzato perle alte qualità
“salutari”.Si trova citato nei libri greci come la base della vita sana: olivo, durum e vino… Gli arabi hanno un ruolo fondamentale in questa storia. Infatti sono stati loro a pensare alla produzione di massa di pasta, e la fabbrichetta di Trabia era appunto araba…

MARCO POLO ANDÒ IN CINA PER SCOPRIRE GLI SPAGHETTI? MACCHÈ

Altro che Marco Polo che va in Cina per scoprire gli spaghetti! Qui ci sono evidenze storiche del ritardo dei cinesi. Certo è vero che gli spaghetti o i noodles, i ramen giapponesi sono una invenzione antichissima, ma appunto sono pasta fresca, che va fatta di volta in volta, che va subito a male se conservata. E poi non sono di grano duro, che arriva in Cina e Giappone molto più tardi… Il durum è un grano raro che proviene dall’Afghanistan o dall’Etiopia. Il migliore però proveniva dal Chersoneso, dall’attuale Crimea. Anche la pasta che veniva prodotta in Italia e consumata dal 1600 in poi tra Genova, Napoli e Palermo veniva fatta con il grano della Crimea. Una delle navi che faceva la spola tra la Russia e l’Italia era comandata da un signore che si chiamava Giuseppe Garibaldi… Poi questo grano è sparito, durante la rivoluzione russa è scomparso con tutte le sementi… In Italia c’erano tante foreste, cacciagione, e la gente mangiava carne preferibilmente. La pasta era considerata un cibo di lusso.

PER GARIBALDI LA PASTA DIVENTA IL SIMBOLO DELL’UNITÀ NAZIONALE

Quando però gli spagnoli affamano il popolo napoletano nel 1600 la risposta popolare è l’uso della pasta come sostituto della carne che non c’è più: pasta e foglia, cioè fidelini, spaghettini con verdura. Napoli è la città più popolosa d’Italia. Ha, allora,600 mila abitanti. Il consumo diventa altissimo, si consuma per strada e con le mani… Garibaldi si impossessa della pasta come simbolo dell’unità nazionale. Quando Garibaldi si scriveva con Cavour si dicevano in francese cose del tipo “per quello che riguarda le arance, siamo pronti a mangiarle; perla pasta conviene aspettare, ché non è pronta”. Volendo dire che a Palermo – dove si mangiavano più arance che pasta- poteva andare, ma per Napoli bisognava aspettare. Ma poi i garibaldini a Napoli ci vanno, e dappertutto fanno questa cosa del mangiare pasta, del raccontare che l’Italia è quella che mangia la pasta.

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