Riforma pensioni e Manovra 2020: i propositi del governo

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Riforma pensioni e Manovra 2020: il governo è chiamato a prendere decisioni importanti su quota 100, APE sociale e le altre opzioni sperimentali in scadenza

La prima bozza della legge di bilancio 2020 è attesa per metà ottobre. Il governo è chiamato a prendere decisioni importanti rispetto alle regole di uscita dal lavoro. Le prossime settimane saranno decisive rispetto alle richieste di maggiore flessibilità previdenziale in arrivo dai lavoratori ed alle diverse opzioni di prepensionamento in scadenza con la fine del 2019. Il governo è chiamato infatti a decidere quale sarà il destino delle pensioni anticipate tramite quota 100, ma anche di altre opzioni sperimentali in scadenza.

È il caso dell’APE sociale e della versione volontaria. La prima rende possibile entro la fine dell’anno l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di versamenti, a seconda della specifica situazione di disagio prevista dal legislatore.

Tra i casi rientrano i disoccupati che hanno terminato i sussidi di welfare previsti dalla legge, i caregiver, i lavoratori con invalidità uguale o superiore al 74% e coloro che hanno esercitato le professioni gravose o usuranti riconosciute dalla legge.

Con questa misura non è prevista alcuna penalizzazione sul futuro importo dell’assegno. L’APE volontaria permette invece l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni e con appena 20 anni di versamenti, ma in questo caso sarà necessario accettare un taglio sulla futura pensione dovuto alla restituzione del prestito ponte che traghetta il lavoratore fino alla maturazione dell’assegno di vecchiaia.

Riforma pensioni: con la LdB2020 si conoscerà anche il destino dell’opzione donna

Un’altra misura ancora in attesa di conferme e sulla quale è stato già espresso un proposito favorevole da parte del nuovo esecutivo giallo-rosso è la proroga dell’opzione donna. Il provvedimento è in scadenza alla fine del 2019 e necessita quindi di un intervento da parte del legislatore per poter proseguire nel 2020. L’opzione permette il pensionamento anticipato a tutte le donne con almeno 58 anni di età (59 anni se lavoratrici autonome) e 35 anni di versamenti, a patto di accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.

Sullo sfondo resta comunque da sciogliere il nodo della nuova quota 100, in funzione da meno di un anno ma già al centro di possibili ripensamenti. Al momento sarebbe esclusa l’ipotesi di una sua cancellazione, mentre sembra che l’esecutivo stia valutando delle modifiche al fine di restringere la platea dei potenziali beneficiari.

Un’ipotesi che permetterebbe di risparmiare ulteriori risorse, così da finanziare altri provvedimenti di flessibilità ritenuti maggiormente equi. Ma per comprendere come andrà davvero a finire bisognerà monitorare con attenzione l’evoluzione del dibattito interno al governo, stante l’incombente scadenza per la presentazione in parlamento della Manovra.

di Stefano Calicchio, notizie.it

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